Rimborsi ai proprietari terrieri virtuosi L'Asfo della Serra cresce e guarda avanti
Simona Bombonato/ chiaveranoÈ partita a luglio dell'anno scorso tra le mille difficoltà di mappare appezzamenti di terreno grandi come fazzoletti intestati, non di rado, a emigrati o deceduti, spulciando vecchi documenti catastali. E la diffidenza di chi pensava, sbagliando, che la terra gli sarebbe stata «portata via». obiettivi centrati e da centrareOggi, appena otto mesi più tardi, a Chiaverano, dove fa squadra con una miriade di associazioni che ne condividono la mission, l'Associazione fondiaria La Serra viaggia spedita: 34 i soci conferitori, 35 gli ettari conferiti, un bando da 2mila euro della Fondazione di comunità del Canavese, portato a casa, che da fine febbraio le ha consentito di dare il via con un tecnico forestale del Consorzio forestale canaveano ai sopralluoghi mirati a individuare aree omogenee dove intervenire, strappando dallo stato di abbandono tanti micro fondi agricoli dismessi e altrettanti appezzamenti di bosco lasciati a se stessi. Base, questa mappatura, per redigere il Piano di gestione dei boschi e salvare la Serra e il suo patrimonio. Il che, in prospettiva, significa mantenere stabile la percentuale di ossigeno atmosferico, contenere il rischio di frane e smottamenti, valorizzare il paesaggio e fare del legno materia prima di una filiera a chilometri zero, dalla paleria all'energia. Altro obiettivo già calendarizzato, la partecipazione entro il 14 aprile al bando regionale per le associazioni fondiarie che mette a disposizione una dotazione finanziaria di 400mila euro, così da riconoscere un rimborso ai proprietari che hanno promosso interventi di miglioramento fondiario (fino a un massimale di 5mila euro) e 500 euro per ettaro come incentivo a chi conferisce, purché lo faccia per una durata di 15 anni. Insomma, c'è di che essere orgogliosi per un'associazione nata a Bienca su iniziativa di un gruppo di residenti che dal 2015 in poi si sono trovati, in più occasioni, a vivere sulla propria pelle cosa vuol dire confinare con boschi e terreni abbandonati. Trovandosi a dover uscire di casa in fretta e furia per il rischio elevatissimo di smottamenti e frane. la fotografia Un terzo del Canavese è ricoperto a bosco (66mila ettari). Da Roppolo ad Andrate, cioè sul versante sinistro orografico della Serra, la parte forestale è in mano ai privati per il 90% della superficie (in Valchiusella accade l'esatto contrario). Qui, invece, la frammentazione dei fondi finisce per rendere impossibile una gestione unitaria del bosco secondo le buone pratiche della selvicoltura, con tutto quel che segue in termini di dissesto e occasioni mancate, anche economiche. È questo il motivo per cui otto mesi fa nasceva l'Asfo La Serra. Per il momento è circoscritta al territorio comunale di Chiaverano, dove non a caso da anni due volte l'anno i volontari di Legambiente e il Comune promuovono le giornate di manutenzione del territorio, giornate a cui si sono aggiunti gli appuntamenti aperti ai cittadini per imparare a fare i muri a secco. Associazioni in prima linea, si diceva, dall'Aib di Chiaverano al circolo Legambiente Dora Baltea, il Piccolo carro, l'associazione Rosmarino, il Consorzio forestale del Canavese, la coop Acque potabili di Bienca, mentre il Comune, che non ha ancora assunto una posizione ufficiale, tramite il sindaco Maurizio Fiorentini fa sapere che non andrà con Burolo: «Buona parte dei nostri fondi sono gravati da usi civici, quindi non cedibili - spiega - e poi ha più senso appoggiare l'associazione che abbiamo qui sul nostro territorio. Vedremo poi se le due realtà confluiranno». Nevio Perna, il presidente: «Siamo aperti a incontrare altri sindaci e altri privati, nessuna preclusione, ma la linea è tracciata». --