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IVREAPari opportunità. A due giorni dall'8 marzo, Alice Fumero, 43 anni, autrice teatrale, regista, direttrice artistica di Kite ed editrice, ne parla, partendo dalla figura di Rosalind Franklin alla quale, con un suo testo, aveva restituito un'importanza sempre negata. «Franklin è una delle scienziate il risultato della cui ricerca è stato attribuito a un uomo e non a loro. Il suo ruolo nella scoperta della doppia elica del Dna, però, è ormai universalmente riconosciuto anche nei libri di scuola. Negli ultimi 70 anni si sono fatti, per fortuna, dei grossi passi avanti: forse alla parità assoluta non si è ancora arrivati, ma ci si sta lavorando tanto». Quali le scienziate o le donne di successo che ha ammirato di più nella storia e che hanno dovuto faticare maggiormente, per affermarsi, rispetto agli uomini?«Ho una passione per quanti sono stati lasciati ingiustamente indietro e di cui si è perso il nome, nonostante il loro fondamentale contributo. Molti di questi, ovviamente, sono donne, perché con loro la storia è stata più impietosa. In campo scientifico, sono affascinata da Maria Sibylla Merian che a fine '600, senza mezzi e nessuno accanto, ha attraversato l'oceano per documentare le meraviglie della natura del Sud America, ben prima di molti scienziati maschi, e da Mary Anning che, in condizioni di indigenza e derisa dai più illustri scienziati dell'Accademia britannica, non ha mai smesso di cercare e ricostruire i fossili che hanno permesso la scoperta delle fasi della vita sul nostro pianeta. Le mie donne di successo preferite provengono, però, dal mondo della musica e tra queste spicca Fanny Mendelssohn Hensel che, pur non potendo esprimere appieno la sua creatività e ostacolata anche dal fratello nel pubblicare le sue opere, è riuscita a diventare un vero punto di riferimento per gli intellettuali della Berlino dell'800. A maggio, l'associazione Kite dedicherà uno spettacolo proprio a queste donne che, accomunate dalla determinazione, hanno avuto maggiori difficoltà ad essere riconosciute». Cosa è cambiato per le donne da allora a oggi? «Vorrei si cessasse di pensare che una donna sia destinata a essere solo moglie e madre, come in passato. Almeno in una certa parte del mondo, le donne hanno acquistato a pieno titolo diritti una volta negati: io sono nata dalla parte fortunata del globo». Nelle stagioni di Kite ha spesso avuto ospiti scienziate di fama. Hanno avuto percorsi lineari e senza intoppi o sono state vittima di pregiudizi in quanto donne? «Negli anni, abbiamo ospitato figure femminili di successo, come Francesca Pasinelli, direttrice di Telethon, Roberta Villa, giornalista e divulgatrice di fama, Silvia Bencivelli conduttrice di trasmissioni di divulgazione scientifica Rai. Nessuna di loro mi ha mai raccontato di particolari difficoltà, non so se per pudore o perché, come spero, il loro talento, unico motivo del loro successo, abbia preceduto il genere». Un'artista di cui si è occupata con passione, come autore ed editore, è stata Clara Schumann, musicista e donna dalla personalità spiccata: in cosa il suo essere donna l'ha penalizzata? «Clara è la mia passione di sempre e rappresenta il caso in cui essere donna è stato un motivo di vantaggio: il padre l'ha trasformata nella prima pianista donna di fama mondiale, rendendola unica in un mondo dominato da uomini. A penalizzarla è stata la maternità: 8 figli in 15 anni di matrimonio hanno sicuramente fermato la sua carriera. L'essere rimasta vedova a solo 35 anni l'ha poi spinta, però, a tornare sui palchi con più grinta di prima e a guadagnarsi l'epiteto di "gran dama del pianoforte"».Lei è una donna affermata, che è riuscita a crearsi uno spazio personale e originale nella cultura: come è arrivata a questo?«Non mi sento affermata e questo è sempre uno stimolo per migliorare e pensare in maniera alternativa. Non ho creato il mio mestiere a tavolino: quello che faccio è il prodotto della mia curiosità e della propensione a comunicare agli altri i risultati delle mie ricerche e passioni. Se qualcosa mi emoziona e mi stupisce, voglio condividerlo». Si è mai sentita trattata "in modo differente" in quanto donna? «Per carattere è difficile che mi senta o mi si faccia sentire "differente" in quanto donna. E non mi sono mai chiesta se il mio essere donna abbia influito sul mio modo di lavorare e creare, ma ho sempre sperato che il pubblico cogliesse la mia sincerità nel fare le cose. Nel campo in cui lavoro, quello della cultura, le priorità sono altre, qualità del contenuto, capacità di essere sempre attuali, professionalità e precisione organizzativa, e non dipendono dal genere. Vivo il mio lavoro come un continuo rimettermi in discussione e una continua attività di studio e approfondimento». Vuole dare un consiglio per le giovani e un auspicio per tutte le donne?«Il mio consiglio non fa differenze di genere e di età e quindi è rivolto a tutti. È quello che mi ha lasciato il mio papà e che per me rimane come un faro anche nei momenti più bui: "fate quello che vi piace e fatelo divertendovi"». --FRANCO FARNÈ