«Le due potenze non vanno più d'accordo Scontro su clima, pandemie, protezionismo»
l'intervistaWashingtonIl problema del rapporto con la Cina non sta tanto nei toni o in quanto detto da Qin Gang, quanto nel fatto che aree in cui la cooperazione con Washington era buona, ora sono roventi. A dirlo è Ilaria Mazzocco, senior fellow sulla Cina del CSIS (Center for Strategic and International Studies) di Washington.Le parole del ministro sono state molto forti, ha richiamato gli Usa a "tirare il freno". Cosa significa?«Non vedo in questo atteggiamento una novità o un cambio di passo, mi sembrano invece in linea con quanto da tempo stiamo vedendo. Però il discorso di Qin Gang segnala che non c'è apertura da parte di Pechino e anzi che lo spazio per il dialogo potrebbe ridursi ancora».Cioè?«Le relazioni fra Washington e Pechino sono in declino da tempo. Erano state riposte speranze nel bilaterale fra Xi e Biden al G20 di Bali affinché questa caduta libera avesse fine ponendo delle barriere di sicurezza per evitare danni».Non è successo?«La visita di Blinken a Pechino è saltata per colpa della vicenda del pallone spia sui cieli Usa, sarebbe servita al massimo per mantenere aperto un dialogo però. L'incontro fra Blinken e l'omologo cinese qualche settimana fa alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco è stato tesissimo e le accuse americane a Pechino sulla consegna possibile di armi ai russi non aiuta la distensione».Prevede un'escalation?«L'America si appresta a entrare nuovamente in una fase di campagna elettorale e storicamente queste sono segnate da un declino dei rapporti».C'è un tema su cui il confronto aspro rischia di degenerare in conflitto?«Se ci riferiamo a un conflitto militare, direi Taiwan».Washington continua a ribadire che su molti temi di interesse globale il dialogo deve continuare e può esserci. È così?«Il problema è proprio questo. Una volta temi di mutuo interesse, come il clima, le pandemie e i temi economici avevano anche una funzione di raffreddamento delle tensioni su altre questioni. Ci si scontrava su Taiwan o sulla postura militare, ma su altro, come i rapporti commerciali, erano all'insegna di un confronto disteso. Ora invece anche questi temi sono caldi. Il clima gravita nell'orbita della sicurezza nazionale con tutte le implicazioni. E anche sulla pandemia la collaborazione è limitata».Perché? «Rilanciare da parte americana le accuse a Pechino che il Covid è il prodotto di una fuga da un laboratorio non attenua le tensioni. Tra l'altro la Cina continua ad alimentare le voci che il virus sia stata un'invenzione americana».Le conseguenze quali sono?«Gli spazi per la diplomazia e il dialogo si sono ristretti».Pechino accusa gli Stati Uniti di essere paranoici, di vedere lo spettro cinese dietro ogni dossier. Cosa ne pensa?«A Washington la Cina è l'unico tema su cui democratici e repubblicani hanno posizioni simili, entrambi la ritengono il pericolo numero uno per gli Stati Uniti e nessuno ha interesse ad ammorbidire la relazione poiché è anche una questione, i rapporti con la Cina, di politica interna Usa. Ma non c'è solo questo».Che cosa altro incide?«Molte aree di contrasto sono legate allo sviluppo di nuove tecnologie, alla raccolta e trattamento dei dati, all'innovazione, all'intelligenza artificiale, che preoccupano perché non sappiamo ancora quale sia il grado di sviluppo, il livello di conoscenza. Siamo in parte su un terreno da esplorare».Qin Chang ha detto: la Cina cercherà nuovi amici. Chi sono?«Quelli del global south, i Paesi in via di sviluppo».I suoi tentacoli sono più forti dell'attrazione che può esercitare l'America?«Washington ha un network militare e di alleanze costruito in quasi un secolo, non è facile per Pechino sostituirsi o intaccare quel primato, ma economicamente la Cina ha molto da offrire». -- Al. SIM.© RIPRODUZIONE RISERVATA