Quasi 5mila litri di birra, 250 chili di pasta Il Carnevale dei Tuchini: primi in cucina
il raccontoAndrea Scutellà / ivreaSecondi a nessuno, soprattutto in cucina. Emilia mi alza la rete del punto di ristoro sul ponte, mi accoglie Mario e tutto il bel gruppo che c'è dietro. Snocciolano numeri come se piovesse: oltre 4.600 litri di birra, più di 3mila panini, quasi 1.300 litri di vin brulè, 250 chili di pasta, 800 porzioni di polenta. Roba da esercito, l'esercito dei Tuchini del Borghetto: 1.660 aranceri che hanno massacrato a suon di agrumi i petti, le braccia e pure le maschere dei colleghi sui carri. Oltre al loro, c'è il punto di distribuzione di pasta e vin brulè sulla piazza e la cosiddetta "chiesetta", dove si distribuisce birra e vin brulè. Una macchina perfetta. E dire che c'è stato anche qualche fenomeno che si è lamentato se il bar sul ponte si fermava in segno di rispetto quando passava il corteo storico, almeno fino all'arrivo della Mugnaia. Piccole storture di un Carnevale fantastico in Borghetto. Il momento più emozionante è stato senza dubbio il conferimento del premio di "Capitano di piazza" al già "Tigre" Francesco "Cisco" Rossi, diventato padre la sera prima. Ad annunciarlo il presidente Andrea Mazzola, che non ha risparmiato una caterva di elogi per l'uomo dal cappello di paglia: «Lui è uno di quelli che da queste parti si vedono non solo prima del Carnevale, ma che poi restano fino al lunedì dell'anno dopo. Per i Tuchini, c'è sempre». Un mix di emozioni che ha visto le lacrime solcare le guance di più di qualche arancere e omone, che di solito spaventa carri e cavalli. Poi, va detto, è lui l'uomo dei numeri, il data analyst del Borghetto pieno di grafici e tendenze, che aveva chiesto di restare anonimo, ma a questo punto...Come un ninja, poi, si muoveva tra le fila dei Tuchini Kazuhiko Takahashi, l'arancere - che la Sentinella per prima nello speciale Mugnaia del 2020 ha definito del Sol Levante -, che ha sulle spalle 21 battaglie in Borghetto, la prima nel 1996 ed è già Corvo d'oro. L'ho cercato per salutarlo e per chiedergli, come avesse fatto a tornare a Tokyo nel 2020, quando il Carnevale è stato sospeso. Ma lui si muoveva leggero tra le fila dei Tuchini e tra un carro e l'altro era difficile raggiungerlo. Così prima di me è riuscito a parlarci Paolo Airoldi: «Nel 2020 ero qui ospite di amici e abbiamo combattuto in piazza un solo giorno - ha detto Kazu a Paolo -. Alla sera della domenica sono ritornato nella loro casa, dalle parti di via Aldisio. L'interruzione del Carnevale è stata una grande sorpresa ed è stato un momento molto triste. Non sono rientrato immediatamente in patria; sono rimasto ancora alcuni giorni ad Ivrea perché il mio volo di rientro era prenotato per dopo la fine del Carnevale». Tutto sommato è andata bene a Kazu, è riuscito a tornare a casa. Anche se ha dovuto attendere fino al 2023, per tornare di nuovo in quella bella patria che è il Borghetto.Quella patria dove c'è sempre qualche pazzo che si accolla il canestro per far tirare i 1.600 che smaniano tra un carro e l'altro. Dove c'è Flavio Natale che all'improvviso ti ficca in bocca i suoi babà intrisi di rhum. Dove c'è chi gira con la grappa al granchio fatta in casa e la offre a tutti. Dove le Moleste appiccicano i loro adesivi anche sul carro della Mugnaia e senza colpo ferire balzano su quello del Toniotto ad alzare cori. Dove un ex Generale come Gianfranco Calabrese, tira come un dannato sotto il carro. «Io ormai tiro 4 o 5 arance - racconta spesso -, ma fatte bene». Non sbraccia, guarda il nemico sul carro, e quando deve carica la bomba. Insomma, si capisce perché il secondo posto sta stretto a questi Tuchini, senza nulla togliere alla Morte che alla fin fine, vince sempre, bisogna, solo aspettare. -- (ha collaborato Paolo Airoldi)