Quei fili che rimandano al 2020 e al 1964 intrecciano nuovi vessilli e direttivi
Andrea Scutellà / ivreaRiannodare i fili con il passato, con una domenica di Carnevale 2020 carica di emozioni e con il 1964 quando, sessanta Carnevali fa, gli allora "Aranceri del Borghetto" facevano la loro comparsa tra le squadre. Con un nuovo direttivo, però, lo sguardo volto al futuro, la fretta di tornare in piazza, la sede aperta già a fine novembre, le bandiere che sventolano prima di quelle delle altre squadre, per quella riva destra di Ivrea che ai colori rossoverdi non ha rinunciato neanche durante la pandemia. «Imbandieravamo di notte - spiegano il presidente dei Tuchini Andrea Mazzola e il suo vice Francesco Monti -, perché non si creassero assembramenti sotto le autoscale».Mazzola ha ricevuto il testimone da Luca Guglielmini, che ha lasciato la presidenza nel giugno 2021, dopo 7 anni con una lettera d'amore alla squadra e dopo il sofferto discorso del «date tutto finché potete» in quell'ultima domenica di Carnevale, sul Ponte vecchio. Ma i Tuchini del Borghetto sono così, sanno rinnovarsi nel solco della tradizione. «Nel nuovo direttivo - spiega il presidente -, siamo quasi tutti under 40». E anche questa è un'altra chiave: il ricambio generazionale è alto - anche se negli ultimi anni è diminuito perché gli aranceri di un tempo smettevano prima -, grazie anche agli Anni verdi e rossi di piazza Lamarmora, il vivaio dei Tuchini per bambini e bambine fino a 13 anni. L'età media in squadra è di 26 anni, negli ultimi 20 è cresciuta costantemente la presenza femminile. Vale la pena di citarli ad uno ad uno i membri del nuovo direttivo, alcuni voti noti, altri alla prima esperienza. Sono 13: oltre a Mazzola e Monti, c'è il segretario Alberto Minero e i consiglieri Valeria Gaido, Matteo Violante, Matteo Cardamone, Francesco Rossi, Davide Barengo, Daniele Monti, Nicola Antonicelli, Ettore Rasconà, Marco de Sandre, Alessio Tedesco.«In squadra abbiamo tante risorse - spiega ancora Mazzola -: architetti, designer, data scientist, persone che fanno i mestieri più disparati. Questo ci permette di fare il meglio possibile. Come le bandiere nuove per i 60 anni di tiro. Dopo 30 anni abbiamo cambiato la bandiera storica che i fondatori avevano regalato per il trentennale alla squadra. Stavolta l'hanno donato i gruppi dei Tigre e dei Capitani di piazza, con riferimenti alla nostra storia. A consegnarla a un gruppo di bambini è stata proprio la Mugnaia del 1964». Ovvero Cecilia Ferratini Bermond, mamma e nonna di generazioni di Tuchini. L'altro ricordo è più vicino e ancora pulsa nelle vene. È il Carnevale 2020, il giorno in cui a Ivrea è cambiato il mondo. «Non esisterà mai più nulla del genere a livello di emozioni legate al Carnevale - racconta Mazzola -, siamo stati qui fino alle 21.30. Quando siamo tornati dalla riunione in Comune abbiamo dovuto far partire una macchina di disorganizzazione pazzesca». «Già - aggiunge il vice presidente Francesco Monti - devo dire che noi, come tutte le altre squadre, siamo stati efficienti, con la paura costante che il giorno dopo si presentasse qualcuno, mentre dovevamo rimandare le arance della domenica indietro e fare in modo che non arrivassero il lunedì, tutto con tempi iperstretti». Oggi c'è alla spalle uno spettacolo teatrale con finalità benefica al Giacosa, come il Castello non c'è più di Marco Bandiera, che destina il ricavato al progetto di emergenza abitativa di Fondazione Comunità e alla Caritas di Ivrea. «Ci siamo sentiti in dovere - spiega Mazzola - di ridare qualcosa al territorio in questo momento difficile». Davanti però c'è la festa di stasera, sabato 18, che si terrà in piazza Lamarmora con tante sorprese, poi quella di lunedì alla Fenice. «Da due anni - racconta Monti - abbiamo cercato di rifare la base. Siamo partiti tentando di assicurare arance, vin brulè e una festa. Abbiamo detto vediamo dove arriviamo, c'è sempre tempo per aggiungere e lo abbiamo fatto. I costi vivi della squadra, non solo le arance, ma la sede, le autoscale, i materiali riciclabili che usiamo in cucina, sono aumentati a dismisura. C'è un'aria frizzantina in città, ci sono punti interrogativi, ma noi ci auguriamo soprattutto un Carnevale all'insegna della normalità». --