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IVREA Fu una piccola, grande innovazione quella che si attuò nel 1959 con il rifacimento degli abiti delle damine della Mugnaia: piccola, perché l'intervento fu di lieve entità, grande perché da allora il modello è stato mantenuto, senza modifiche di sorta, sino a oggi. La cosa sorprendente è che a disegnarne le linee e a suggerirne gli ornamenti fu una ragazzina di 12 anni, Tiziana Cascio che, quell'anno, insieme all'amica Simonetta Fiocchi interpretò il personaggio che, accanto alla Mugnaia e nel corteo storico, è una presenza di gentile e garbata eleganza senza tempo, quasi uscita dalle illustrazioni delle fiabe. «Una volta - racconta Tiziana Cascio - le damigelle indossavano abiti di foggia settecentesca o rinascimentale, con tanto di parrucche, o vestiti da paggetto, con piume sul cappello. Il comitato decise di crearne di nuovi e fummo condotte da una sarta che, sorprendentemente, seguì alla lettera le mie indicazioni, confezionando abiti bianchi, dalle ampie maniche a gigot, impreziosite da intrecci romboidali di passamaneria dorata, presenti anche sulla fascia in vita e nella parte inferiore. A corredo, manicotti e grembiulini bianchi, da indossare, nei corsi di gala sul carro della regina della festa, che, in quel 1959, fu Mila Fiorentino, la mamma di Simonetta». E sottolinea: «Ogni anno provo un'intima soddisfazione nel vedere le damigelle sfilare con quello che fu un prodotto della mia creatività».Sorride Tiziana Cascio nel ricordare: «Ho sempre sognato di poter fare la stilista di moda e ho iniziato a disegnare abiti a quattro anni, senza smettere mai. A 18 anni, partecipai a un concorso indetto dal settimanale femminile Amica e, tra diverse centinaia di concorrenti, fui tra le dieci premiate con la pubblicazione dei rispettivi modelli. Tra i giurati era un'eporediese illustre, la disegnatrice Brunetta, che mi fece i complimenti per le linee molto eleganti e la bellezza dei particolari». E conclude: «All'epoca non esistevano i moderni istituti di moda e l'apprendistato si faceva sul campo, presso le grandi sartorie dove, se si era dotati, si poteva sperare di emergere. Avevo mostrato i miei disegni agli industriali tessili di Strambino, gli Azario, amici di mio padre, che producevano i tessuti per Ungaro e altri stilisti francesi. Pensavo di chiedere il loro aiuto per trovare un appoggio a Parigi, ma avevo, intanto, finito il liceo e mio padre mi suggerì di iscrivermi all'università e dedicarmi al mio sogno una volta laureata. Divenni architetto come lui, ma in Francia a disegnare non andai più». Oggi Tiziana Cascio è una donna di grande fascino e realizzatissima, la vita le ha dato molto e lei ha saputo coltivare alla perfezione professione, famiglia e creatività. Di quel sogno lontano restano, incorniciati alle pareti del suo studio, tanti meravigliosi croquis a testimoniare un talento e una passione che tranquillamente avrebbero potuto condurla ai vertici dell'Alta moda. --Franco Farnè