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il casoMonica PerosinoCon la benedizione del parlamento il generale Ihor Klymenko è stato nominato nuovo ministro dell'Interno dell'Ucraina, posto rimasto vacante dopo la morte di Denis Monastyrsky nell'incidente in elicottero a Brovary, il 18 gennaio scorso. Klymenko è l'ex capo della polizia ucraina, ma soprattutto è un militare, in servizio dal 1994 al 1997 nelle forze di terra della 459ª brigata missilistica dell'8° corpo d'armata di Kiev. Una nomina logica e prevedibile in tempo di guerra, che potrebbe anticiparne un'altra alla Difesa, per ora non confermata, che porterebbe ai massimi vertici dello Stato un altro veterano, l'attuale capo dell'intelligence militare Kyrylo Budanov. Il presidente Zelensky, preoccupato che il rimpasto possa dare l'idea di un governo debole in un momento delicatissimo, cerca di frenare le speculazioni e rassicurare gli animi: «Stiamo prendendo delle decisioni che riguardano il personale e le istituzioni a vari livelli nel settore della difesa e della sicurezza con lo scopo di rafforzare la posizione dell'Ucraina». Il rimpasto otterrebbe due effetti, lanciare un messaggio all'Unione europea rimuovendo funzionari implicati in casi di corruzione e, allo stesso tempo, preparare il governo ai prossimi, durissimi mesi di guerra. In questo contesto la possibile nomina di Budanov al posto dell'avvocato Oleksii Reznikov (che ieri ha accolto Pistorius a Kiev) segnerebbe la direzione che prenderà l'Ucraina nelle prossime settimane. Reznikov era stato nominato ministro della Difesa nel novembre 2021 ed ha contribuito, grazie alle sue doti diplomattiche a far ottenere a Kiev le ingenti forniture di armi occidentali, ma il suo dicastero è stato segnato da diversi scandali di corruzione. Il curriculum di Budanov, invece, è decisamente "militare": entrato a far parte delle forze speciali dell'intelligence nel 2007, nel 2014 ha combattuto nell'Ucraina orientale, dove è stato gravemente ferito. Da allora la sua carriera nell'intelligence non si è più fermata fino a diventare capo dell'Sbu nel 2020. Budanov è stato uno dei pochi ad allertare l'Ucraina dell'imminente invasione già nel novembre 2021 ed è fermamente convinto che l'Ucraina possa riconquistare l'annessa penisola di Crimea con mezzi militari, oltre ai territori occupati del Donbass «entro l'estate». Già a settembre aveva prefigurato un'intensificazione entro marzo.Ipotesi, quest'ultima, che pare in effetti sempre più probabile. Altre decine di migliaia di soldati russi si stanno ammassando sul fronte Est, segno ormai tangibile dell'imminente nuova offensiva su larga scala che secondo alcune previsioni potrebbe scatenarsi a partire dal 15 febbraio. «Stiamo vedendo un numero sempre maggiore di uomini dispiegati nella nostra direzione», ha denunciato il governatore della regione del Lugansk, Serhiy Gaidai, che ha riferito di una triplice avanzata russa verso Bilohorivka, Kreminna e Svatove. Ma anche a Sud qualcosa si muove: ieri cinque forti esplosioni si sono succedute nell'area del porto di Mariupol, dove gli occupanti russi avevano recentemente portato sistemi di difesa aerea. Kiev si aspetta che la Russia chiami a combattere fino a mezzo milione di soldati in più nei prossimi mesi: «La Russia mobiliterà 300-500mila persone per compiere le operazioni offensive nel Sud e nell'Est dell'Ucraina nella primavera e estate prossime», ha detto Vadym Skibitskyi, vice capo dell'intelligence della Difesa ucraina. «I 500mila si sommano ai 300mila richiamati a ottobre. Questo dimostra che il Cremlino di Putin non intende in alcun modo mettere fine alla guerra». --© RIPRODUZIONE RISERVATA