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il casoROMANon c'è lavoro per le donne. Lo si dice spesso quando si parla dell'asfittico mercato italiano, ma i dati Istat di dicembre evidenziano un gap di genere sempre più forte. Su 334 mila occupati in più rispetto allo stesso periodo del 2021, ben 296 mila sono uomini, quasi il 90% degli assunti. Va un po' meglio se si guardano i dati di dicembre su novembre: su 37 mila nuovi occupati, 19 mila sono donne e 18 mila uomini. Il tasso di occupazione femminile comunque cresce e a dicembre si attesta al 51,3%, con un aumento di 0,1 punti su novembre e di 0,5 punti su dicembre 2021. L'occupazione generale raggiunge il 60,5%, il livello più alto dal 2004, data di inizio delle serie storiche. Le donne occupate sono 9,7 milioni, a fronte di 13,4 milioni di uomini. L'economista dell'Ocse, Andrea Garnero, ricorda che nell'analisi di Bankitalia e ministero del Lavoro sulle comunicazioni obbligatorie «il divario tra uomini e donne era meno estremo. È possibile che le donne abbiano avuto contratti più corti e quindi più turnover». A livello, più generale, Garnero spiega che il Pil è cresciuto «in maniera significativa dopo il boom del 2021 e ha portato con sé una crescita dei posti di lavoro in quantità e qualità, con un incremento occupazionale trainato dal tempo indeterminato, dopo che nella prima fase post pandemia il recupero dell'occupazione era stato sospinto soprattutto dalle posizioni a tempo determinato». L'economista invita però a tenere sotto controllo due elementi: «Primo, il mercato del lavoro mostra segni di rallentamento negli ultimi mesi dell'anno. Secondo, la crescita dello scorso anno si è concentrata soprattutto nel centro nord, mentre nelle regioni meridionali la fase espansiva si è interrotta una volta esaurita la spinta del comparto edile che aveva contribuito alla risalita dell'occupazione per circa il 30%». Secondo Francesco Seghezzi, presidente della Fondazione Adapt, «l'occupazione femminile è più fragile di quella maschile, con percentuali superiori di part time e di contratti temporanei. Inoltre, il numero di donne occupate nelle regioni del sud è la metà della media europea. In questo contesto non colpisce che a crescere nel 2022 sia stata principalmente l'occupazione maschile, ma allo stesso tempo dobbiamo sottolineare che abbiamo oggi uno dei numeri più alti di donne occupate della storia». Quello dell'Istat è dato quindi in «chiaroscuro - prosegue l'esperto dell'associazione fondata da Marco Biagi - che esige una critica rispetto alle moltissime cose che ancora non funzionano, ma che va guardato anche nella sua dimensione di positiva, sebbene lenta evoluzione storica». Tornando ai dati Istat, il tasso di disoccupazione rimane invariato al 7,8% mentre quello giovanile è sceso al 22,1%. Calano gli inattivi. -- Lu. Mon. © RIPRODUZIONE RISERVATA