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Andrea Scutellà / volpiano«Con Giuseppe Vazzana ci salutavamo, lo conoscevamo tutti: era il titolare del bar-ristorante la Corte, con cui il Comune aveva la convenzione per la mensa». Non finisce di riservare sorprese il processo Platinum Dia, che si propone di indagare le ramificazioni economiche della locale della 'ndrangheta di Volpiano. A raccontarlo è l'ex comandante della polizia municipale Paolo Bisco, mentre risponde al banco dei testimoni alle domande del pm Valerio Longi. Proprio il Comune di Volpiano che si è costituito parte civile nel procedimento contro Giuseppe e Mario Vazzana, Domenico Aspromonte Antonio Agresta, accusati di essere affiliati alla 'ndrangheta, Domenico Spagnolo, chiamato a rispondere di estorsione con l'aggravante del metodo mafioso e l'ispettore Paolo Busso, vigile del Comune di Volpiano, accusato di abuso d'ufficio. Ed è sulla sua posizione che si è concentrata l'udienza di ieri, giovedì 12 gennaio, in tribunale a Ivrea. Il 54enne è accusato di aver favorito Giuseppe Vazzana su alcune violazioni del codice delle strada, tra multe per mancata revisione, mancato pagamento della sosta sulle strisce blu e decurtazione di punti della patente. Secondo il pm Longi, poi, Busso avrebbe ingannato l'impiegata dell'ufficio anagrafe del Comune di Volpiano Cristina Tarabolo, per introdursi nel sistema anagrafico del Comune di Volpiano e controllare l'indirizzo dell'ex comandante dei vigili Franco Roffinella, su richiesta, sempre, di Giuseppe Vazzana, che lo cercava insistentemente perché non rispondeva al telefono: secondo gli investigatori lo avrebbe chiamato ben 26 volte per alcuni debiti pregressi.L'impiegata dell'anagrafe ha ripercorso la vicenda insieme a Longi. A lei Busso aveva chiesto per telefono di controllare quell'indirizzo. «Era prassi - spiega -, che se soggetti istituzionali, come carabinieri, polizia o municipale mi chiedevano di controllare un'anagrafica io dessi l'informazione per telefono. Di solito lo facevano per notificare dei provvedimenti. Ora, dopo 35 anni, sono molto più attenta. Ho iniziato a richiedere email scritte». «Quindi ha cambiato modo di operare? - ha chiesto ancora Longi - Non si preoccupi, noi lo abbiamo capito che è stata ingannata, infatti non le abbiamo contestato nulla...». «No è che capisce - ha spiegato ancora la dipendente -, un po' di ansia per questa storia ce l'ho, non è piacevole affatto». L'altro teste, l'ex comandante Bisco, ha spiegato nei particolari la stranezza delle multe non pagate e ha ricordato: «Nel triennio 2017-2019, mancavano circa 300 euro sull'incasso, quindi è stata fatta una segnalazione alla Corte dei Conti». L'avvocata di Busso, Gabriella Vogliotti spiega come durante l'udienza sia emerso che «chiunque poteva pagare in contanti in cassa le multe. Non vi è prova alcuna di chi avesse il compito di far andare avanti i verbali. Non c'era una sola persona che nel Comune di Volpiano che si occupava di questa materia». La convenzione tra il Comune di Volpiano e il bar ristorante la Corte non è oggetto di questo processo e si era resa necessaria perché il Comune non aveva locali adeguati alla mensa. --