Cime Bianche, è ammessa una deroga per l'impianto
AYASNon si placa lo scontro politico sul progetto di costruzione di un impianto di collegamento nel vallone di Cime Bianche tra i comprensori del Cervino e del Monterosa Ski. È stata una settimana di dichiarazioni e puntualizzazioni all'indomani dell'audizione del presidente della regione Erik Lavevaz, assessore ad interim all'ambiente, in terza Commissione Assetto del territorio e quarta Sviluppo economico, sulla petizione Salviamo il Vallone delle Cime Bianche. «Con ogni probabilità, Monte Rosa Spa ha ricevuto il progetto di fattibilità tecnico-economica per la costruzione del nuovo impianto. Ora deve condividerlo con i consiglieri regionali. Il progetto è pagato dalla Regione, con i soldi delle valdostane e dei valdostani; si tratta di una spesa di 403mila euro più Iva» si legge in una nota di Valle d'Aosta Aperta, coalizione che riunisce Area Democratica-Gauche Autonomiste, Adu Vda/Sinistra italiana e M5s. «L'esame degli elaborati ricevuti non è di competenza della Monte Rosa spa - si legge ancora - che dovrebbe limitarsi all'immediata trasmissione della documentazione, nella sua versione integrale. Chiediamo che il Presidente Bertin si attivi per far rispettare le prerogative del Consiglio». Sul progetto si era espressa l'avvocatura regionale nel 2021, come reso noto in audizione da Lavevaz: «L'impianto normativo prevede certamente un divieto ma anche, in determinati specifici casi, delle deroghe» ha scritto l'avvocatura. «Il quadro normativo - ha proseguito - è ben più ampio di quello citato nella diffida, sia a livello europeo che regionale. In base alla legge regionale 8/2007 infatti, nonostante le conclusioni negative della valutazione di incidenza sul sito ed in mancanza di soluzioni alternative possibili, l'intervento potrebbe essere realizzato per motivi di rilevante interesse pubblico con l'impegno della Giunta di adottare però ogni misura compensativa necessaria».Non ci stanno Piermauro Reboulaz, presidente del Cai Valle d'Aosta, e Marcello Dondeynaz, portavoce dell'associazione Ripartire dalle Cime Bianche: «È del tutto irresponsabile continuare ad alimentare attese di vario genere in relazione ad ipotetici impianti nel vallone delle Cime Bianche, non ultime quelle legate alla speculazione immobiliare, senza che si dirima a priori il divieto di realizzare impianti di risalita e piste da sci nella zona di protezione speciale Natura 2000, divieto imposto dalla vigente normativa di tutela», scrivono in una nota. Il Cai e il comitato chiedono di avere, dopo il diniego dell'agosto 2021, «il parere fornito nell'aprile 2021, a seguito della richiesta di chiarimenti sugli aspetti normativi avanzata dalle associazioni ambientaliste nel dicembre 2020». E si tratta proprio del parere consegnato lunedì da Lavevaz alle commissioni. Da parte sua Monterosa Ski ha fatto sapere che in merito allo studio di fattibilità del collegamento, sul tavolo ci sono solo bozze che sono in fase di valutazione e non si è ancora arrivati a una stesura definitiva che verrà trasmessa al Consiglio regionale e alle commissioni di riferimento entro fine gennaio. --Amelio Ambrosi