Senza Titolo
la storiaGiulia ZoncaÈ bello che i sogni dei vincitori siano tutti uguali. Messi che dorme con la Coppa del mondo, come Bonucci e Chiellini con il trofeo degli Europei, come Lewandowski con la Coppa dei Campioni e Ovechkin con la Stanley Cup, Mané con la coppa d'Africa, Marie-Jose Perec con la medaglia d'oro dei 400 metri alle Olimpiadi del 1992. Significa che il successo porta un sentimento comune, pace, realizzazione, la completezza e Messi l'ha inseguita per 30 anni. Avrebbe potuto scegliere molti compagni di letto, ma ha aspettato e trionfato. Al quinto Mondiale. Ora si porta tutta l'Argentina tra le lenzuola, con il mate e quel titolo che ha portato un Paese in strada ieri all'arrivo dei campeones. Così tanta bolgia che il pullman scoperto ci ha messo ore a fare un paio di chilometri e la polizia si è arresa, sono stati prelevati dall'elicottero per arrivare al centro del delirio. Dopo aver indossato il bisht, indumento da dignitario arabo, Messi ha rimesso ogni simbolo al proprio posto per rappresentare la gente che lo adora. Nel giorno del rientro a casa, il numero dieci è in vena di romanticismo e sceglie una sorta di ninna nanna per raccontare l'attesa della notte con il trofeo. «Arrancármelo», dell'argentino Wos e non c'è nulla di più melenso dei rapper che si concedono un lento. Questo ricalca un grande classico, il valore della sconfitta, altro passaggio quasi obbligato del repertorio dei campioni. «Preferisco il rituale tortuoso. Che la decenza di essere sempre lo stesso. C'è una ragione per sbagliare». Il video parte dal 1993, Messi ha 6 anni, dribbla nel suo barrio, poi compare nel notissimo filmato in cui dice che vuole andare in nazionale e da lì partono i gol e i numeri del Qatar, con la musica che scende mentre lui bacia la Coppa. Scrive: «Sono stati quasi tre decenni in cui stare in ballo mi ha regalato tante gioie e qualche tristezza. Non ho mai smesso di provarci anche se sapevo che avrei potuto pure non riuscirci». Lo sport non sempre regala il lieto fine, a volte si innamora di chi arriva dopo, poteva succedere con Mbappé, che resta, incanta, ma ieri, a Buenos Aires, era solo una bambola cullata dagli argentini. Messi continua, mai così generoso di parole: «Per tutti coloro che hanno tentato con me senza riuscire e ce lo saremmo meritato in quella dannata finale del 2014», gli è rimasta in gola per otto anni, senza andare né su né giù, nonostante i milioni guadagnati, le soddisfazioni infinite, le gratificazioni continue, la vita come se la è disegnata da ragazzino: il calcio e la moglie, Antonella, che frequentava già da adolescente. «La Coppa è anche di Diego che ci ha incoraggiato dal cielo», adesso ricordarlo non lo infastidisce, come minimo ne parla da pari. «Il fallimento fa parte del viaggio, senza delusioni non esistono veri successi», anche questo lo hanno detto tutti quello che hanno vinto. Vuol dire che è vero. --© RIPRODUZIONE RISERVATA