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il personaggioAntonio BarillàINVIATO A DOHAA La Polonia che acciuffa gli ottavi ha il volto di Wojciech Szczesny, portiere gentile che ama il pianoforte e il disegno, che si rilassa con il golf e... ipnotizza i rigoristi. Ottantasei volte ha incrociato lo sguardo con un avversario sul dischetto e 26 ha vinto il duello: numeri da specialista, confermati in Qatar dove ha intercettato le conclusioni di Al-Dawsari, stella saudita, e di Messi, custode delle ambizioni argentine. «Vivere momenti così in un Mondiale è bellissimo - dice -. Ma sono stato fortunato e non è modestia: per fermare Leo, un poco devi esserlo».Nel 1974 a sventare due rigori fu il grande connazionale Jan Tomaszewski, nel frattempo imitato soltanto dallo statunitense Brad Friedel nel 2002. Inevitabili i paragoni tra portieri d'epoche e generazioni lontane, benché la vecchia Leggenda resti inscalfibile, netta la differenza di caratteristiche tra i due: più istintivo e vistoso l'uomo che fece piangere la Regina, strappando la qualificazione al Mondiale '74 agli inglesi in quel di Wembley e così vendicandosi di Brian Clough che l'aveva definito un «pagliaccio coi guantoni», più tecnico ed essenziale - stile Zoff - l'attuale numero uno della Juve. Si somigliano invece caratterialmente: forti, freddi, di spalle larghissime. Szczesny l'ha dimostrato accettando, pur di prendersi la Juve, di rimanere un anno all'ombra di Buffon e non ha temuto, dopo averne raccolto l'eredità, il ritorno di Gigi dopo una stagione al Psg: sapeva di avere un vice ingombrante però non s'è scomposto, non ha tremato, non s'è lasciato condizionare. Ha lavorato duro e realizzato un'impresa: non far rimpiangere un monumento che aveva attraversato vent'anni in bianconero e alzato un'infinità di trofei, affrontato la B da campione del mondo e contribuito alla rinascita promessa.C'è un rovescio di medaglia, nell'essenzialità e nel riserbo: si fatica a far breccia nel cuore del tifo. Più facile emozionarsi per portieri folli o innamorarsi di personaggi estroversi. Nel momento più duro, dopo alcuni errori ravvicinati di quelli che capitano a chiunque faccia il suo mestiere, proprio Tomaszewski gli aveva consigliato di lasciare Torino. Ha resistito anche in quel caso, è tornato se stesso, è maturato, così oggi passa dall'imbattibilità bianconera in campionato all'avanzata polacca in Qatar: due partite senza gol e una sconfitta indolore, comunque migliore in campo con l'Argentina. Serata felicissima benché oltre alla partita abbia perso... una scommessa: mentre l'arbitro valutava alla Var il contatto con Messi, aveva scommesso con il medesimo cento euro che non avrebbe concesso il rigore. «Ho perso, ma non lo pago: ha già tanti soldi» sorride. Adesso lo aspetta Mbappé, sfiderà la Francia e il pronostico nemico: «Daremo tutto, ma dovremo cambiare: non basta difendere così bassi». C'è spazio, nella notte dolce di Doha, per un pensiero alla sua Juve: «Dispiace tanto per il presidente Agnelli, grandissimo uomo: noi calciatori daremo tutto per la maglia». --© RIPRODUZIONE RISERVATA