Carcere, polizia penitenziaria in agitazione per le violenze

Andrea Scutellà / ivreaNon c'è pace per il carcere di Ivrea. Ora arriva anche l'interruzione delle relazioni sindacali e lo stato di agitazione, come nelle altre carceri del Piemonte e della Valle d'Aosta, per il fenomeno delle aggressioni da parte dei detenuti alle guardie penitenziarie. A Ivrea dall'inizio sono state otto le aggressioni da parte di detenuti ad agenti penitenziari, con circa 15-20 agenti feriti. Gli ultimi due sono stati aggrediti il 9 novembre con un estintore, poi, bloccando il detenuto, hanno riportato delle contusioni e a braccia e gambe. In ospedale, a Ivrea, hanno avuto una prognosi di dieci giorni. Lo stato di agitazione è stato indetto unitariamente dai sindacati Sappe, Osapp, Uilpa p. p. , Sinappe, Uspp, Fns-Cisl, Fp Cgil, Fsa Cnpp. Nel comunicato diffuso denunciano «la situazione emergenziale venutasi a determinare a causa delle continue e frequenti aggressioni ai danni del personale». Raccontano, inoltre, di aver presentato nelle carceri piemontesi «reiterate richieste circa la adozione di misure preventive e di apposite disposizioni operative volte all'applicazione delle norme del regime penitenziario e disciplinare per fronteggiare tali eventi critici», ma «alcuna direzione ha provveduto in tal senso lasciando il personale in balia di se stesso» e «privo di strumenti e idoneo equipaggiamento per intervenire adeguatamente». Così hanno proclamato lo stato di agitazione e hanno interrotto le relazioni sindacali. Secondo il garante comunale dei detenuti, Raffaele Orso Giacone, a Ivrea è «il sovraffollamento e la mancanza di sbocchi di speranza per la scarcerazione» che «crea violenza anche verso la polizia penitenziaria». Oltre a quei problemi Orso Giacone denuncia «le gravi difficoltà del servizio sanitario e il grandissimo numero dei suicidi in cella». Dal punto di vista del sovraffollamento sottolinea che «la capienza è sui 200 ospiti, una decina in più erano presenti fino a poco tempo fa, però un sezione era chiusa per una ristrutturazione e ora che è finita siamo a circa 240 persone». La spia dei suicidi, di solito, sono gli atti di autolesionismo e Orso Giacone rimarca che «sono stati tanti. Questa estate sono aumentati anche se c'erano molte recidive. A volte perché non c'erano posti dove accogliere fuori queste persone con molti problemi». Sul fronte sanitario, le cose vanno male. «In parte i detenuti - prosegue - lamentano la carenza di visite specialistiche, di esami, di cure adeguate, ma se ci possiamo lamentare anche noi per i tempi di attesa e le difficoltà figuratevi loro! I medici e gli infermieri ormai sono quasi tutti a contratto. Io non metto in dubbio la loro professionalità ma non tutti possono prescrivere farmaci o visite (fare le ricette rosse) e questo crea ulteriore difficoltà». La mancanza di borse lavoro verso l'esterno, poi, acuisce la sensazione di essere senza sbocchi. «La violenza - racconta Orso Giacone - è per lo più nascosta e non sempre è così potente da venire a galla. Quella che compiono i detenuti fa molto rumore, e viene subito perseguita dell'altra, se c'è n'è, sono sicuro che verrà a galla e anche questa sarà giudicata. Sono molto più preoccupato per la violenza nascosta che è fatta dalla burocrazia, dai permessi che non vengono, dalle relazioni che non vanno avanti, dalle mille strade di discrezionalità che molte volte non vengo percorse e che davvero creano dolore e disperazione». --