Arrivano a Montalto 24 rifugiati bloccati sulle navi delle Ong

Simona Bombonato/ montalto doraFa un certo effetto vedere le immagini del grande pullman bianco svoltare dalla statale 26 della Valle d'Aosta alla piazza della chiesa di Montalto; e pensare che quel pullman arriva diretto dal porto di Catania, dopo giorni di limbo in cui centinaia di migranti in fuga da povertà e miseria sono rimasti bloccati in mezzo al mare in attesa che le autorità governative decidessero se far attraccare o meno le navi che li avevano soccorsi. Ed eccone 24 scendere a Montalto, in due tranche. Infradito, maglietta, una borsa di plastica contenente meno dell'essenziale. Grandi occhi scuri stravolti di stanchezza colmi di gioia e sollievo. Così, un primo gruppo di 17 bengalesi è arrivato al centro di accoglienza montaltese che si trova alle spalle della parrocchia, attorno alle 17.45 di martedì. Un secondo di sette giovani invece è giunto a destinazione alle 18.30 di mercoledì. Sono complessivamente 24, hanno dai 18 ai 23 anni, tutti sono fuggiti dal Bangladesh. C'erano anche loro tra i migranti rimasti fino a tre giorni a bordo di Humanity1 e Geo Barents di Medici senza frontiere, le navi ormeggiate da sabato e domenica scorsi a inizio settimana al porto di Catania, in attesa della decisione del Governo. Oggi, i 24 affidati a Montalto sono ospitati nella struttura di accoglienza che fa capo al parroco don Nicola Alfonsi. Questo centro, in particolare, la prefettura di Torino lo ha affidato tramite bando alla cooperativa Argonauti di Bessolo (Scarmagno), che con ciò ha riattivato il Cas lì funzionante fino a febbraio 2021. Già sono partite le procedure di ospitalità, nel senso di accertamenti medico-sanitari, e poi l'iter che riconoscerà loro lo status di rifugiati politici, più il percorso legato a integrazione sociale, formazione e apprendimento linguistico. «Credo si fermeranno per un paio di anni - spiega don Alfonsi -. Noi li abbiamo accolti con grande gioia, il sospiro di sollievo dipinto nei loro occhi quando sono scesi dal pullman qualcosa di indescrivibile». Gli spazi oggi gestiti da Argonauti sono stati occupati fino a settembre da altri disperati: una famiglia tunisina che dormiva ai giardinetti di Ivrea, racconta don Nicola, poveri, senza tetto. Italiani e stranieri che all'ex oratorio di Sant'Eusebio avevano trovato un'ancora di salvezza grazie al progetto Living better portato avanti dalle cooperative Mastropietro e Pollicino, su progetto del Consorzio Inrete destinatario di un finanziamento della Fondazione San Paolo. Terminato il quale «il paradosso era toccare con mano tutti i giorni la gravità dell'emergenza sociale in corso e sapere di avere a disposizione spazi liberi, ma non utilizzabili». Spazi che i più disgraziati, la notte, provavano a occupare sfondando le porte. È in questo quadro che si è improvvisamente aperta l'ennesima emergenza per i continui sbarchi a Lampedusa, la prima del Governo Meloni. Il resto è cronaca di questi giorni. Tornando a Montalto, la coop si occupa di tutto, inclusi i pasti che vengono consegnati confezionati, solo da riscaldare. In sede, h24, sono presenti vari operatori, da uno psicologo a un mediatore culturale, un medico, un assistente sociale. Le risorse che permettono tutto questo arrivano dalla prefettura nella misura di 28 euro al giorno a migrante. --