Primo match point per Bagnaia il pilota può chiudere il Mondiale
il personaggioMatteo Aglio / SepangUn libro, un film, il ripasso dell'ultimo gran premio corso a Sepang: Bagnaia non ha cambiato la routine di avvicinamento a uno dei giorni più importanti della sua vita. Lunedì sera è volato dall'Australia alla Malesia, poi ha aspettato l'arrivo della sua compagna Domizia e della sua famiglia volate dall'Italia per sostenerlo. «Mi daranno la serenità che mi serve» assicurava Pecco dalla sedia centrale del palco della conferenza stampa inaugurale, quella riservata al capoclassifica. Era la prima volta che occupava quel posto quest'anno, neanche il tempo di abituarsi e fra due giorni potrebbe farlo suo definitivamente. Domenica avrà il primo match point, 14 punti su Quartararo bastano per chiudere i giochi con una gara di anticipo.«Sarà la prima possibilità per Pecco e l'ultima per Fabio» commentava sornione Marc Marquez. Eppure Bagnaia appariva calmo e tranquillo, quasi distaccato. A pranzo si fermava a parlare con tutti, scherzava sui jeans persi dalla lavanderia e della ricerca di un altro paio per apparire davanti alle telecamere. «Non sento la pressione che dovrebbe esserci in questo momento, forse arriverà quando scenderò in pista, o domenica».La sua scalata verso il titolo è arrivata al punto più alto, Quartararo arranca alle sue spalle, Aleix Espargaró è in gioco forse solo per l'aritmetica con 27 punti di svantaggio. «Se mi guardo indietro posso essere contento, ho fatto delle cose bellissime e ora non mi rimane che completare l'opera» diceva Pecco. Ciò che lo metterebbe nella storia: un italiano iridato in MotoGp manca da 13 anni, 15 quelli dell'unica volta di Ducati. «Non scherziamo, non ho il peso della nazione sulle spalle - sorrideva leggero -. Quattro anni fa, sempre qui a Sepang, ero nervoso. Avevo 38 punti di vantaggio e potevo vincere il campionato Moto2, mentre ora ho forse già accettato che si potrebbe arrivare a Valencia».I suoi colleghi piloti la pensano diversamente, la maggior parte scommette su una domenica rossa, con una pista fatta di lunghi rettilinei e accelerazioni brucianti: pane per i denti della Ducati. Bagnaia non lo nega, ma aspetta. Sembra così diverso da quel pilota che a inizio anno era veloce quanto sprecone, champagne o ghiaia, come si dice nel paddock. Lo dipingevano come bravo, ma mai abbastanza, almeno non per diventare campione. I suoi risultati dovrebbero avere fatto cambiare idea anche ai più scettici. «Sono ormai abituato alle critiche, ne ricevo anche quando vinco - ha risolto tutto con una scrollata di spalle -. Più andavo avanti nella stagione e più mi sentivo motivato, questo mi ha aiutato a rimanere concentrato sull'obiettivo finale. Chi trova da ridere non merita che mi innervosisca, sono arrivato al punto di correre per me stesso e per chi conosce veramente la mia situazione». Bagnaia ha imparato ad andare per la sua strada, a non cedere alle malelingue - «non ha senso quando dicono che sono davanti perché ci sono 8 Ducati in pista, ho vinto sempre da solo» - e a puntare in alto.Senza commettere l'errore di sentirsi invincibile, perché Pecco ha voluto mettere in chiaro che Quartararo può essere ferito ma non sconfitto: «Noi piloti non molliamo mai. Rischiando e cadendo in Australia Fabio ha dato una dimostrazione di forza, non il contrario». Per batterlo definitivamente basta solo una gara, la più importante. --© RIPRODUZIONE RISERVATA