All'uscita di scuola bus strapieni e studenti lasciati a piedi a Ivrea

Vincenzo Iorio IvreaOra quell'autobus delle 14.15 in partenza da Ivrea e diretto ad Albiano, Azeglio, Settimo Rottaro, Caravino e Cossano - carico di studenti fino all'inverosimile e che ne lascia a piedi altrettanti - sta diventando un problema molto serio. Non è il singolo episodio a preoccupare, ma la frequenza quasi quotidiana che sta mettendo in difficoltà studenti e famiglie. La corsa in questione è sempre sovraffollata e molti ragazzi, nonostante paghino l'abbonamento per quel servizio, non riescono a salire sul mezzo. Inutile insistere con l'autista che per ragioni non apre neanche le porte e parte costringendo gli studenti a prendere l'autobus urbano fino ad Albiano, per poi farsi recuperare dai genitori esasperati per le ore di lavoro che sono costretti a perdere. «Non è possibile prendere quasi ogni giorno un'ora di permesso per andare a prendere mio figlio e i suoi compagni ad Albiano - racconta esasperata una madre - Noi paghiamo l'abbonamento e pretendiamo, al di là di eventi eccezionali che possiamo anche comprendere, che i nostri figli trovino posto sull'autobus».È evidente che in quella tratta, gestita da un vettore privato per conto di Gtt, gli autobus negli orari utilizzati dagli studenti non sono sufficienti. «Negli ultimi anni i fondi a disposizione del trasporto pubblico locale sono stati ridotti di almeno il 25% e la Regione Piemonte non ha provveduto alle necessarie integrazioni, a differenza di altre Regioni - spiega il consigliere regionale del Pd Alberto Avetta che sulla questione presenterà un'interrogazione -. Ovunque registriamo segnalazioni di treni e bus strapieni che fotografano un trasporto pubblico locale in grave affanno e che quotidianamente obbliga pendolari, studenti (e le loro famiglie) a subire disservizi e i disagi conseguenti». A maggior ragione quando le linee sono quelle utilizzate dagli studenti che rappresentano un'utenza numericamente prevedibile. «Ma solo se c'è la volontà di confronto e di coinvolgimento da parte di chi ha in mano il "portafoglio", ovvero la Regione - prosegue Avetta - Evidentemente, se ogni giorno ci sono studenti che restano a piedi, e questo capita ormai ogni anno, vuol dire che manca la concertazione a monte con le scuole sugli orari di ingresso e di uscita. Diversi Comuni dell'area metropolitana stanno giustamente incentivando la mobilità dolce, in particolare l'utilizzo della bicicletta anche per il tragitto casa-scuola. Ma questa non può certo essere la soluzione quando si devono percorrere distanze rilevanti, perché in quel caso l'alternativa al bus e al treno non può che essere, purtroppo, il mezzo privato». --