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Stefano Scacchi / MILANOL'impennata dei costi delle materie prime, provocata prima dalla pandemia e poi dall'invasione russa in Ucraina, influenza anche la marcia di avvicinamento al nuovo stadio di Inter e Milan. I due club sono stati costretti a rivedere il progetto originario dell'impianto che prenderà il posto di San Siro demolito: la Cattedrale, ispirata al Duomo e alla Galleria in un gioco di guglie e vetrate, a causa dell'impennata delle spese di costruzione non si farà. Meglio accantonare un'idea innovativa, quindi più difficile da realizzare. La modifica è diventata tangibile ieri durante la conferenza stampa del presidente rossonero Paolo Scaroni e dall'ad nerazzurro, per la parte economica, Alessandro Antonello, alla vigilia del primo appuntamento del dibattito pubblico coordinato dal torinese Andrea Pillon. L'immagine del nuovo rendering, alle spalle dei due dirigenti, mostrava un impianto diverso, ovale e tradizionale, senza la verticalità metallica precedente. Lo studio di architettura incaricato resta Populous, che dovrà ripensare la prima creazione. Le ultime stime dei costi sono fissate a 1,3 miliardi: già 100 milioni in più di quelle iniziali nonostante la diminuzione dei volumi edificabili per rispettare i vincoli alle cubature commerciali del Comune (Inter e Milan potrebbero trasferire le loro sedi negli uffici che sorgeranno intorno al nuovo stadio). «Ma non è nemmeno sicuro che quella sarà la cifra finale», ammette Scaroni. Lo stesso Piano economico finanziario dei club spiega che ogni previsione sull'inflazione non sarebbe «seria, fondata o sostenibile nel tempo». Sono passati tre anni da quando Inter e Milan hanno presentato l'idea del nuovo stadio. Nel frattempo è cambiato il mondo. Anche i progetti più belli devono adattarsi. --© RIPRODUZIONE RISERVATA