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IL CASOGabriele BeccariaSi può colpire un sassolone di 160 metri di diametro, perduto nello spazio profondo a 11 milioni di chilometri da noi, e poi deviarne la traiettoria e in più documentare l'evento - il primo del genere - con centinaia di istantanee?La risposta è sì. Si può. E l'evento da record ha un florilegio di significati, più numerosi di quanto si possa immaginare. Significa che non è solo un sogno fantascientifico colpire un macigno spaziale che dovesse minacciare la Terra (e, per fortuna, non è il caso del sasso appena centrato, sfruttato come test di prova) e l'evento significa anche un nuovo successo della scienza e dell'ingegneria made in Italy. Se la sonda che si è volutamente schiantata, di nome «Dart», è opera della Nasa americana, la «sorella» che si è staccata un paio di settimane prima dell'impatto è invece un gioiello italiano: il mini-satellite si chiama LiciaCube, è frutto di un progetto dell'Asi, l'Agenzia spaziale italiana, ed è stato realizzato a Torino dalla società Argotec.Nasa e Asi hanno rilasciato l'annuncio e ieri, a Torino, nella sede dell'Argotec, si è festeggiato. Il favore delle stelle era palpabile, vista la sorprendente coincidenza. Mentre venivano diffuse le prime immagini della «nuvoletta» che testimonia la parziale polverizzazione di Dimorphos, si avvicinava il momento X dell'atteso passaggio di consegne sulla Stazione Internazionale. Alle 15 e 35, ora italiana di oggi, Samantha Cristoforetti diventerà ufficialmente comandante della mega struttura abitata, in orbita a 400 chilometri dalle nostre teste, e una diretta sulla web tv dell'Esa, l'ente spaziale europeo, trasmetterà l'austera cerimonia. Il cosmonauta russo Oleg Artemyev consegnerà ad AstroSamantha una chiave simbolica.Ieri, intanto, si scorrevano le prime immagini di Dimorphos, che è la minuscola luna del poco più grande Didymos. Gli scatti, i primi di una serie in preparazione, provengono da due fotocamere montate su LiciaCube: «Leia», che equivale a un teleobiettivo, e «Luke», un grandangolo. L'ha spiegato l'ad di Argotec, David Avino, il cui team, da giorni, metteva a punto gli obiettivi. «Il segnale è stato aperto dopo l'impatto - racconta - e abbiamo iniziato a scaricare i dati della telemetria e le foto. Quando abbiamo visto che emergevano i due punti luminosi, vale a dire i due asteroidi, abbiamo capito che la missione era andata a buon fine».«Siamo davvero soddisfatti - ha aggiunto Elena Dotto, responsabile scientifica del progetto per l'Inaf, l'Istituto Nazionale di Astrofisica -. Si tratta di dati preziosi che, oltre a dimostrare la fattibilità dell'operazione, ci permetteranno di conoscere meglio la composizione di questo tipo di asteroidi». Entusiasta Giorgio Saccoccia, presidente dell'Asi. «Sulla tecnologia dei nanosatelliti, come LiciaCube, abbiamo molto investito e questo hi-tech coinvolge tante imprese, anche medie e piccole, che possono dare un enorme contributo e supportare player come la Nasa».Simile a una 24 ore, di 30 centimetri per 20 per 10, LiciaCube pesa appena 14 chili: è piccola e smart. Ciò che ci fa vedere è anche merito dei suoi algoritmi di Intelligenza Artificiale. Un esempio di come la collaborazione tra neuroni umani e reti neurali sintetiche funziona. Nel nero assoluto, a 11 milioni di chilometri da noi. --© RIPRODUZIONE RISERVATA