Caro energia, appello di Confindustria «È un nuovo Covid, rischio chiusure»
IVREACi sono imprese dove l'incidenza del costo dell'energia rispetto al fatturato è passato dal 20-25% a quasi il 90%. E non è retorica o allarmismo dire che queste aziende rischiano di chiudere. Patrizia Paglia, presidente di Confindustria Canavese, usa poche parole, ma efficaci per definire l'impatto della crescita dei costi dell'energia per le aziende: «È un nuovo Covid: se non verranno prese immediatamente misure rischiamo di fermarci tutti».«Credo che il sistema Europa - aggiunge - non si stia rendendo conto della gravità della situazione. Abbiamo poche settimane di sopravvivenza a queste condizioni. Confindustria Canavese lancia un appello alle istituzioni perché si trovi a breve una via per calmierare i prezzi: in caso contrario intere filiere rischiano la paralisi totale. In particolare, i settori altamente energivori del territorio, quindi molto più fragili di altri, saranno i primi a subire le gravi conseguenze dell'immobilismo delle istituzioni su tale problematica». Tempo da perdere non ce n'è più. «La speranza - conclude Paglia - è che non si faccia attendere l'introduzione di misure per contrastare questa emergenza nazionale che non ha precedenti: è in gioco la sopravvivenza del nostro sistema economico e sociale».Il tema è ormai da mesi in testa alle preoccupazioni degli imprenditori e degli artigiani da mesi, costretti ad affrontare extra-costi dovuti al caro energia. Paglia non ha mezzi termini: «È una situazione ogni giorno sempre più insostenibile e che, in caso di mancanza di tempestivi interventi specifici, rischia di precipitare drasticamente andando a intaccare la tenuta delle aziende e la capacità delle stesse di garantire posti di lavoro, provocando così una ricaduta devastante non soltanto sulla nostra economia, ma anche sulla società».Alberto Ceresa è il presidente del gruppo Gam, aziende metalmeccaniche e manifatturiere: «A partire dallo scorso anno i prezzi delle commodity energetiche sono cresciuti progressivamente, raggiungendo livelli critici già a dicembre 2021 e subendo ulteriori rialzi a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina. Questi incrementi - spiega - , che si aggiungono a quelli delle materie prime, creano un enorme aumento dei costi mettendo in pericolo la continuità produttiva e occupazionale delle nostre aziende con conseguenze oggi non facilmente quantificabili. Le imprese corrono ogni giorno il rischio di arrecare danni ingenti ai propri bilanci o e dove l'incidenza dei costi dell'energia sul fatturato si avvicina al 90%, rischiano di chiudere». Paolo Conta presiede il gruppo Ict di Confindustria Canavese: «In questo settore, il caro energia riguarda principalmente la parte elettrica, che serve ad alimentare le macchine dedicate allo sviluppo dei progetti digitali e alla erogazione di servizi. Anche per le nostre imprese l'aumento del costo elettrico sta causando una riduzione dei margini, essendo il mercato principalmente rivolto a clienti business di grandi dimensioni che non accettano aumenti di prezzi, ma i problemi maggiori potranno manifestarsi sui provider di servizi cloud, dove l'incidenza percentuale della elettricità sui costi generali è molto alta. A livello europeo si sta esaminando l'opzione di uno sganciamento dei prezzi dell'elettricità da quelli del gas, per cui auspichiamo che si proceda speditamente in tale direzione». Nessuna attività economica è esclusa dal danno economico del rincaro dell'energia, neppure il comparto più nuovo in Canavese, quello del turismo, che dopo il Covid sta conoscendo un nuovo sviluppo, con il territorio che sta cominciando a macinare risultati importanti in presenze grazie anche ai grandi eventi. Il gruppo turismo di Confindustria Canavese è presieduto da Gaetano Di Tondo: «È necessaria un'azione rapida e concordata a livello europeo per far fronte ai costi di energia elettrica e gas e garantire così la continuità nei prossimi mesi: soltanto in questo modo le nostre imprese potranno sperare di superare questa fase estremamente critica. Il settore ha già dovuto affrontare due anni di pandemia che hanno comportato un fermo quasi totale: con il rincaro dell'energia oggi le aziende del comparto rischiano di essere completamente e definitivamente schiacciate».Nei giorni scorsi, erano già intervenuti sul tema i presidenti di Confindustria Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna evidenziando anche un dato. Dal 2019 al 2022, in queste quattro regioni, emerge che mentre nel 2019 il totale dei costi di elettricità e gas sostenuti dal settore industriale ammontava a circa 4,5 miliardi di euro, nel 2022 gli extra-costi raggiungeranno nell'ipotesi più ottimistica i circa 36 miliardi, oltre 41 in quella peggiore. --