I Satoyama di Ivrea a Fano al festival Jazz by the sea coi capitani di Sea Shepherd
IVREA Hanno incontrato, insieme all'associazione culturale Build a Forest da loro ideata, i capitani Alex Cornelissen e Peter Hammarstedt, rispettivamente ceo e direttore delle campagne della celebre organizzazione internazionale Sea Shepherd, che da oltre 20 anni si adopera al fine di preservare gli habitat marini di tutto il mondo.Sono i Satoyama (Luca Benedetto, tromba, organ pedalboard, tam tam & elettronica; Christian Russano, chitarra elettrica; Marco Bellafiore, contrabbasso; Gabriele Luttino, batteria, percussioni & elettronica), band eporediese di musica immaginifica, e l'incontro è avvenuto, lo scorso 30 luglio, sul palco del festival Fano jazz by the sea 2022.Nell'occasione si è parlato delle azioni di Sea Shepherd a contrasto della pesca illegale e delle strategie a protezione degli ecosistemi marini, oltre che delle attività di conservazione delle tartarughe marine Caretta caretta nel Mediterraneo e delle azioni di mitigazione dall'inquinamento da rifiuti plastici sulle spiagge e nei fondali del mare. I Satoyama, infatti, sono da sempre legati a filo doppio ai temi della salvaguardia ambientale, come dimostra il loro recente album Sinking Islands (presentato dopo il dibattito), uscito per Auand Records, ispirato alla prossima e certa inabitabilità delle isole più esposte alla crisi climatica, causata dell'innalzamento del livello dei mare e la conseguente scomparsa delle relative comunità e culture che vi dimorano. La loro associazione Build a Forest si sta adoperando da tempo per aiutare concretamente l'ambiente e l'oceano, devolvendo parte del cachet di ogni loro concerto a un progetto di Sea Shepherd e fornendo agli organizzatori di ogni live un attestato che certifichi il gesto concreto della loro opera. «Sinking Islands live, infatti, - ribadiscono i Satoyamama - parla dell'innalzamento del livello dei mari e del destino che accomunerà luoghi lontani e poco conosciuti insieme a città e grandi metropoli. Ogni brano del disco porta il nome di una realtà che affonderà se non si applicano cambiamenti repentini: Tuvalu, Palau, Kiribati, ma anche la più familiare Venezia». E concludono: «È lo spirito dei sognatori che parla dritto all'anima. E' lo sguardo delle anime che non si arrendono alla corrente apatica e immobile della società che ci vuole sdraiati e immutati di fronte al climate change. È un disco che invoca un racconto di romantico rincontro tra la natura e l'uomo nella sua espressione migliore e più alta: la bellezza». --