Uccisi

Niccolò ZancanINVIATO A CARRARAQuando alle dieci di ieri mattina il cielo è diventato improvvisamente buio, la signora Maria Laura Zuccari ha pensato a Lucia. Lucia sfrattata da due mesi. Lucia con i sacchetti di plastica e la sua cagnetta. Lucia che passava le giornate sulla panchina di pietra al parco Ugo La Malfa di Carrara: stava lì per cercare un po' di riparo fra gli alberi. Dal palazzo di fronte, la signora Zuccari pensava a lei, perché in quel momento stava cadendo dal cielo un muro d'acqua. Un diluvio impenetrabile. Era una pioggia continua e calda, vaporosa e nera, una pioggia maledetta. Anche lì, in quel preciso punto d'Italia lungo la costa tirrenica, fra la Liguria e la Toscana, nel tratto che va da Genova alla Versilia, stava per abbattersi qualcosa di mai visto. «Vado a aiutare Lucia», ha detto la signora Zuccari al marito. Poche altre cose come il cambiamento climatico hanno il potere di svelare la fragilità di un Paese, in questo caso una fragilità strutturale e sociale. La tempesta è durata quindici minuti. Lì dentro la signora Zuccari ha raggiunto la signora sfrattata. Voleva offrirle un riparo. «Voleva ospitarla a casa sua», racconta il vicino Fabio T. Ma una raffica di vento più forte delle altre, che ha raggiunto i 140 chilometri all'ora, ha sradicato due tigli dal parco lanciandoli in aria e rigirandoli come pugnali.«Maria Luisa era lì sotto. Aveva la bocca piena di sangue e una ferita alla tempia. Le ho toccato il polso, non batteva più, se ne era già andata». Attorno a lei, la cagnetta abbaiava e Lucia piangeva a dirotto. E poi è arrivato il marito, Lorenzo Mencaroglia, tutta la vita al lavoro nelle cave del marmo di Carrara. Cercava di smuovere la moglie. «La strattonava, la chiamava per nome. Ma si capiva che non poteva farci proprio niente, povero cristo. Anche il medico rianimatore, dopo quindici minuti di tentativi, si è arreso». Così hanno avvisato il figlio carabiniere, in servizio in un'altra regione. E poi, uno dopo l'altro sono scesi tutti i residenti delle case popolari del quartiere Peep, dove si era appena consumata l'ennesima tragedia legata al maltempo. «Sì: c'era allerta per i temporali. Ma è stata una cosa mai vista», diceva una ragazza. E un uomo anziano tremava, andando avanti e indietro: «Nessuno le potava mai, quelle piante. Nessuno se ne prendeva cura». E un'amica della signora Zuccari, la signora Franca Bertolini, si teneva la testa fra le mani seduta su un muretto. Perché la pioggia era finita, il vento era già passato per andare a fare danni altrove. Lasciando alberi sradicati, tetti scoperchiati e tutti i cellulari inutili, visto che erano saltati anche i ripetitori. Lasciando un cadavere a terra. «Maria Laura era brava. Era una donna come non c'erano. Era originaria della Sardegna, si era sposata qui, aveva 68 anni, girava con la sua bicicletta e aiutava tutti. Aiutava anche me, da quando è morta la mia figliola. Era sempre lei che teneva la cagnetta della signora dei giardinetti, per permetterle almeno di andare in bagno in pace. Ecco cosa è successo: voleva aiutarla nella tempesta». Il vicino che per primo ha cercato di soccorrerla si aggirava incredulo fra i rami rigirati al contrario: «Quando fa tutto quel caldo, come abbiamo avuto noi, c'è da avere paura. Il vento si è abbattuto su Carrara in verticale. E dopo avere toccato terra, è esploso in tutte le direzioni». Il 14 agosto 2018 diluviava acqua nera sul Ponte Morandi di Genova prima del crollo. C'era già stata l'alluvione del Fereggiano, con i morti annegati negli alloggi saturi d'acqua. La mareggiata che ha distrutto il porto di Rapallo, ribaltando le barche ormeggiate. Gli incendi che a luglio del 2022 hanno devastato ettari di bosco al confine fra Liguria e Toscana, fra le case e l'autostrada. Nessuno può chiamare emergenza qualcosa che si ripete ciclicamente, con cadenza sempre più ravvicinata, mettendo in luce la fragilità strutturale di un territorio. Per la mattina di ieri era stata diramata un'allerta gialla nel levante ligure. Annunciati temporali, anche forti. Ma nessuno ha saputo prevedere esattamente dove si sarebbero abbattuti, nemmeno era stata prevista questa furia devastatrice. A Chiavari e Lavagna per quindici minuti sono volati via pezzi di case, ombrelloni, cabine e cartelli stradali. Un bomba di pioggia ha allegato le strade, per poi proseguire verso la Lunigiana, Carrara e Massa. Le spiagge della Versilia, le giostre di Piombino. Il trimarano di Giovanni Soldini, 21 metri di lunghezza e 6 tonnellate di peso, che ha preso il volo da un cantiere lungo il fiume Magra e si è schiantato al suolo. Altri alberi sradicati, auto distrutte: feriti. Per arrivare, nel giro di pochi minuti, a colpire lì dove si è contata la seconda vittima della giornata, che sarà ricordata come quella in cui un urgano tropicale si è abbattuto sulle coste del Mediterraneo. Ecco la storia, anche questa significativa: ancora un albero sradicato. Siamo a Sorbano del Giudice, campagna alle porte di Lucca. Lì abita il signor Giampaolo Marchi, commerciante in pensione: «La sera prima della tempesta, era venuta giù una bussata d'acqua violenta. Pioggia e vento forte. È caduto un pioppo dalla proprietà vicina, che mi ha tagliato da parte a parte il giardino. Allora ho chiamato il 112, perché mi sono accorto che anche l'altro pioppo bianco, quello che stava lì vicino, era tutto inclinato. Pericolante». I carabinieri hanno detto al signor Marchi di chiamare i vigili del fuoco. «I vigili del fuoco mi hanno detto che non potevano intervenire, insistendo quell'albero su un terreno privato. Avremmo dovuto cercare qualcuno noi. Privatamente». Così ha fatto il vicino del signor Marchi. Ha chiamato un vecchio amico della zona, un giardiniere e taglialegna di 54 anni, Daniele Giorgi. C'era lui in mezzo alla boscaglia, ieri mattina. Stava cercando di togliere di mezzo l'albero caduto, quando è arrivato il finimondo. «Una cosa del genere non so neanche bene come definirla. Dieci minuti. Acqua grossa, vento furibondo. Tutto buio. Non si vedeva da qui a lì. Spaccava tutto, sollevava foglie e pezzi di campagna. Mi sono chiuso in casa, ho tirato giù anche gli avvolgibili. Quando è finito, ho sentito la sirena dell'ambulanza». Anche il secondo pioppo era caduto, uccidendo il giardiniere Daniele Giorgi. Qui come a Carrara, i discorsi sono gli stessi. Chi doveva potare i pioppi? «Perché i pioppi non sono querce, hanno radici poco profonde. Non possono stare troppo alti in balia delle folate di vento». E poi: perché i vigili del fuoco non sono intervenuti? Come è stato possibile che un vento tanto furibondo, sparato dal mare verso le campagne, si sia abbattuto in un mondo tanto impreparato al suo arrivo? Nessuno troverà le risposte fino alla prossima emergenza, fino alle prossime domande. «È l'estate di un caldo assurdo, è tutto strano», dice il signor Marchi. È l'estate del 2022. Ghiacciai che si staccano uccidendo, fiumi che muoiono imputridendo, incendi che devastano isole e coste. Tutti i segni indicano la stessa direzione. È anche l'estate delle elezioni politiche. Quella della grande rimozione. Adesso i carabinieri hanno messo il nastro bianco e rosso intorno agli alberi abbattuti. «Zona sottoposta a sequestro giudiziario», c'è scritto. Ecco la scena del crimine: è la natura stessa. --© RIPRODUZIONE RISERVATA