I binocoli della Società del Tarabuso per riconoscere gli uccelli più rari

Andrea Scutellà / ivreaGià alzare gli occhi al cielo, nelle giornate più nere, può essere un toccasana per l'anima. Con un binocolo tra le mani e una compagnia di amici che divide quella stessa passione, poi, diventa un hobby. Tempo liberato dal lavoro, socialità, stare insieme in natura. È quello che fanno ogni mese i circa 40 soci della Società del Tarabuso per l'osservazione degli uccelli nel loro habitat naturale. Sono i birdwatcher canavesani pronti a riconoscere le specie di volatili più impensabili, che passano per il nostro cielo. O anche, chissà, a scoprirne qualcuna nuova.La Società si è costituita nel lontano 1996, dopo tre anni di corsi con Legambiente sulla pratica che arriva dall'Inghilterra e dall'Olanda. «Principalmente - spiega il presidente Ilario Manfredo - lo abbiamo fatto per dar seguito in maniera indipendente a quei tre corsi che si sono svolti nel '93, '94, '95 e in cui tanti di noi si sono conosciuti». L'aspetto sociale è senza dubbio importante, ma poi c'è il contatto con la natura. «Essere a contatto con il mondo selvatico - spiega ancora Manfredo - è cultura, è un arricchimento personale che dà soddisfazioni intime proprie. Poi c'è riconoscimento delle caratteristiche, del piumaggio e naturalmente più l'animale è raro, più è soddisfacente. Può capitare di scoprire specie mai viste». Un vero e proprio fascino, insomma, che può essere ammirato solo se si rispettano delle regole precise. «È inutile tentare di avvicinarsi - avvisa Manfredo -, bisogna agire con cautela. La cosa fondamentale è quella di non recare disturbo agli animali, semmai si rinuncia a capire che uccello è, ma l'importante è non recare loro disturbo durante la migrazione, quando nidificano, o si rischia di far perdere la covata, è possibile addirittura che abbandonino il nido e poi arrivino i predatori».Inoltre è una passione che non costa molto, almeno per il suo livello base. «Basta comprare un binocolo e un libro per riconoscere i vari uccelli d'Europa», sottolinea Manfredo. Non sempre sfocia nella fotografia naturalistica, alcuni si accontentano di guardare cosa c'è in cielo, mentre altri vogliono immortalarlo. Dipende dalla piega che prende per ognuno. Per il birdwatching, poi, gli appassionati girano il Piemonte, l'Italia e non solo. «Quest'anno dei nostri soci hanno avvistato una poiana coda bianca nel vercellese, degli storni rosei vicino ad Alice Castello - racconta Manfredo -. Nelle nostre uscite mensili andiamo anche in Liguria, in Valle d'Aosta e in Francia. Non manca mai una delle valli del Gran Paradiso, che sia la Valsavarenche, la Valle Soana o una delle altre. Per non parlare delle Baragge biellesi o delle risaie del vercellese. Ma quella a cui non rinunciamo davvero è il lago di Viverone. D'altronde siamo per lo più canavesani, la maggior parte di Ivrea, anche se c'è chi viene dal biellese e dal torinese». --