Pediatria, aggressione a un medico Scatta l'indagine dei carabinieri
Andrea Scutellà / ivreaQuel che resta di una mattinata difficile in Pediatria a Ivrea è quel vetro rotto, con la spaccatura circolare che s'irradia dal centro verso l'esterno. L'Asl/To4 spiega con un comunicato piuttosto chiaro: «Nella prima mattinata di oggi (intorno alle 7 di ieri, ndr) una bimba è stata accompagnata dai genitori al pronto soccorso di Ivrea. All'arrivo in pronto soccorso pediatrico, situato presso il reparto di Pediatria, la bimba è stata visitata e il padre, secondo le procedure previste per il contenimento della diffusione del virus Sars-Cov-2, è stato invitato dal medico in servizio ad allontanarsi dalla zona di attesa in quanto la bimba era accompagnata dalla madre. Terminata la visita, che ha permesso di escludere acuzie significative, la bimba è stata dimessa con le indicazioni del caso. Il medico si è quindi allontanato per recarsi al Nido quando è stato aggredito verbalmente dal padre, che non si era allontanato dall'area di attesa. Il medico non ha risposto ed è rientrato nel reparto di Pediatria, mentre il padre ha scagliato un pugno contro la porta d'ingresso del reparto, rompendone il vetro. Il personale, quindi, ha avvertito i Carabinieri, ma al loro arrivo la famiglia si era già allontanata. L'Azienda sta svolgendo l'istruttoria necessaria per capire la natura degli eventi e prendere i provvedimenti più opportuni». E sul caso proseguono le indagini dei carabinieri della Compagnia di Ivrea, che sono in attesa di raccogliere la denuncia del medico. Del tutto differente la ricostruzione del padre, che si è affrettato a chiamare le redazioni dei giornali che hanno riportato la notizia. Spiega di aver vegliato la bimba tutta la notte, con una febbre superiore ai 39 gradi che non passava. «Ci siamo presentati in pronto soccorso - racconta - e subito è scattata una diatriba per capire se dovevamo salire in pediatria o meno. Appena siamo saliti il medico ha aggredito verbalmente mia moglie, io non c'ero perché sono rimasto fuori. Quando sono usciti io volevo chiedergli informazioni sulla terapia, ma lui ci ha strillato di andare via. A quel punto con la porta mezza aperta ha cercato di sferrare un calcio verso mia moglie. Quando ha chiuso la porta io la bambina dobbiamo esserci finiti sopra, oppure si è rotta semplicemente con l'urto, tirando. Quel che è sicuro è che abbiamo informato sia la direzione sanitaria, sia la stazione dei carabinieri di Ivrea». Il primo a denunciare l'accaduto è stato il sindacato delle professioni infermieristiche Nursind. «Gesti di questo tipo - spiega il segretario provinciale Giuseppe Summa - non hanno giustificazioni. Serve più tutela per il personale, se la sicurezza privata non basta servono posti di polizia all'interno degli ospedali. I dipendenti sono un patrimonio dell'azienda, non possono essere loro a denunciare ma deve essere l'Asl/To4 a farlo. D'altronde la sicurezza dei lavoratori rientra tra gli obblighi aziendali. Si deve trovare una soluzione, non si può continuare con questo Far West». Sul caso è intervenuta anche la Lega. «Quanto è successo a Ivrea sa di goccia che continua a far traboccare un vaso già colmo da tempo, proporrò personalmente - commenta il deputato Alessandro Giglio Vigna - l'adozione della bodycam per gli operatori delle ambulanze e per i sanitari attivi in pronto soccorso, come recentemente fatto in Lombardia». Summa però non ci sta: «Il fenomeno è ampiamente conosciuto e dilagante, segnalato più volte alle istituzioni. Leggiamo che alcuni politici del partito dell'assessore alla Sanità promettono di intervenire: speriamo non si tratti solo di campagna elettorale viste le tante promesse fatte e non mantenute». --