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Le reazioniAlessandro Barbera / ROMADopo ore e ore di trattative, l'Italia ha detto sì alla proposta della Commissione europea sulla riduzione dei consumi di gas. Nella notte di lunedì gli sherpa della rappresentanza e il ministro Roberto Cingolani hanno strappato l'accordo al quale erano inizialmente contrari. Le deroghe ottenute permettono di limitare i danni della decisione dei Ventisette. A meno che Mosca non tagli ulteriormente le forniture, il prossimo inverno la riduzione dei consumi dovrà essere ridotta al 7 per cento della media degli ultimi cinque anni. La faccenda è tecnicamente complessissima, ma la si può sintetizzare così: il taglio dovrà essere una proporzione fra la capacità netta di esportazione e il gas consumato. E poiché per l'Italia questo rapporto è inferiore al 50 per cento, il sacrificio necessario a rispettare i patti è più basso del 15 per cento preventivato dalla Commissione. Cosa significa in concreto? Le fonti di governo impegnate nel dossier stimano la riduzione dei consumi in quattro miliardi di metri cubi di metano. Detta ancora più chiaramente, e in vista dei freddi invernali: un grado di temperatura e un'ora di riscaldamento in meno di oggi. Fin qui, lo scenario appare piuttosto rassicurante. Salvo dover constatare che le stesse fonti ministeriali non citano per ora il «worst case», ovvero la possibilità che lo Zar di Russia chiuda i rubinetti verso l'Europa. Ieri al mercato di Amsterdam il prezzo di un megawatt ora di gas ha raggiunto un nuovo picco di 214 euro. La ragione è nella riduzione dei flussi di metano verso il tubo di Nord Stream, la principale fonte di approvvigionamento della Germania. «La decisione di Gazprom per noi è marginale, entro il prossimo inverno saremo quasi indipendenti dalla Russia», spiegava ieri Cingolani dopo il vertice con i colleghi. Quel «quasi» vale ancora un quarto dei consumi italiani. Molto meno dell'oltre 40 per cento dell'inizio della guerra In Ucraina, abbastanza da non far dormire sonni caldi. Gli incentivi agli stoccaggi decisi con gli ultimi decreti hanno permesso di far salire le scorte per il prossimo inverno attorno al 66 per cento della capacità. Una volta raggiunto il 90 per cento, e se il livello dei flussi non calerà ancora, potremmo passare l'inverno senza austerity. Ma per diventare davvero autonomi occorre che il governo porti in fondo il piano di diversificazione energetica. In cima alle preoccupazioni di Draghi e Cingolani c'è il destino della nave rigassificatrice attesa per primavera a Piombino, contro la quale si sono schierati diversi comitati e il sindaco della città, fino a far vacillare il commissario di governo, il presidente della Regione Eugenio Giani. C'è poi una ulteriore incognita, oggi in capo a Draghi e domani al nuovo governo: come calmierare il prezzo volatile di una materia prima che oggi costa dieci volte il prezzo di prima della pandemia. Nella riunione con gli altri ministri dei Ventisette Cingolani, sempre in contatto con Mario Draghi, ha insistito per l'introduzione di un prezzo massimo per il metano importato da Mosca. I tempi delle istituzioni europee sono quel che sono: la questione sarà sul tavolo dei capi di governo il 20 ottobre, e non è ancora chiaro se per allora ci sarà un nuovo governo o ancora Mario Draghi. --© RIPRODUZIONE RISERVATA