Vita notturna aggressiva e molesta dopo il Covid

Andrea Scutellà / ivreaAumentano le chiamate ai centralini del commissariato di Ivrea e Banchette per piccoli episodi di violenza o aggressività notturna. Accade davanti ai pochi locali di Ivrea aperti di notte: da corso Massimo d'Azeglio fino al lungo Dora. Raramente finisce con la bottigliata che ha ferito un paio al volto di mesi fa un ragazzo di 23 anni, nelle vicinanze di Eat. Più spesso sono baristi e camerieri a dover moderare i comportamenti aggressivi prima che esplodano, nei casi limite si rivolgono alle forze dell'ordine. Piccole risse e liti, che avvengono per uno sguardo di troppo, per un commento su una ragazza o per uno scontro fortuito spalla contro spalla. Come è accaduto anche negli ultimi giorni. E i locali, spesso, si ritrovano a dover abbassare la serranda prima di quanto programmato. È un fenomeno che gli agenti del commissariato guidato dal vice questore Clemente Palopoli si trovano a contrastare tutte le estati: perché le notti si allungano e l'abuso di alcool favorisce questo tipo di comportamenti. E che di solito si classifica come "futili motivi", proprio perché basta uno sguardo di troppo per finire alle mani.Certo, negli ultimi tempi si è aggiunta un'altra componente: il disagio post Covid. Ne ha parlato il presidente dell'ordine dei medici di Torino, Guido Giustetto, in audizione alla commissione sanità del consiglio Regionale, presieduta dal consigliere Alessandro Stecco della Lega. «Un dato emerso - ha spiegato Stecco - è che le donne e i giovani hanno sofferto maggiormente a livello psicologico. Le prime, talvolta costrette ad abbandonare la casa familiare per evitare di trasmettere il Covid ai loro congiunti, sono state travolte non solo dalle incombenze lavorative ma anche dalle necessità personali, come seguire la famiglia. Ai giovani invece veniva a mancare l'esperienza nella gestione dello stress professionale. Infine, l'audizione ha messo in luce quanto il burn out si è declinato in una sofferenza morale del medico, disagio di fronte a una emergenza che nella sua gravità ha reso gli obiettivi e gli standard professionali non raggiungibili e di conseguenza frustranti. Un ulteriore problema è quello legato alle aggressioni fisiche e verbali e a una percezione di mancata sicurezza sul lavoro». Un disagio che, evidentemente, va oltre gli studi dei medici e finisce per declinarsi anche all'interno della città più tranquille, come quella eporediese. --