Pogba, ritorna il figliol prodigo «È stata una scelta di cuore»

Antonio Barillà /TorinoSei anni dopo, Paul Pogba torna a casa. Si dice sempre così, quando la nostalgia orienta il mercato e le carriere si chiudono come cerchi, ma questa è davvero una scelta intima, anomala in un calcio sempre più schiavo del business: «Sentivo che la Juventus era la mia destinazione e ho ascoltato il cuore, c'erano altre squadre ma non ho avuto dubbi. Visto come mi ha accolto la gente? È più di un sogno, sono molto contento». Il total blonde è un trait-d'union con il passato, il segno particolare d'un calciatore che da sempre fa dei capelli una tela, tra incisioni, tagli e colori, ma il ragazzo partito nel 2016 è diventato uomo, papà, leader in campo: a Manchester non ha reso come sperava («Nessun pentimento: ho imparato e sono cresciuto»), ma con la Francia ha alzato la Coppa del mondo. Nessuna pressione («Cos'è?» chiede ridendo)e tanta fiducia in una squadra giovane(«C'è talento, possiamo fare grandi cose»), la certezza di girare pagina e dimenticare l'ultima stagione senza trionfi: «La Juventus è sempre il club numero uno in Italia: ha vinto per tanti anni e quindi è sembrato strano che non ci sia riuscita, ma ripetersi non è mai facile. Nemmeno io, ultimamente, ho vinto: cercheremo di farlo insieme, voglio ritrovare la gioia e alzare un trofeo. Il campionato è un obiettivo, e poi c'è il sogno di tutti che è la Champions». Si esprime in un buon italiano, teme qualche errore e chiede indulgenza, invece una sola volta invoca aiuto perché un vocabolo gli sfugge. «Mi siete mancati tanto» dice alla platea dei cronisti, e non è solo una battuta: gli è mancato tutto della Juve, ogni componente. Un legame forte, mai reciso, testimoniato dai messaggi incessanti dei tifosi che lo rimpiangevano: «Mi faceva piacere - racconta -, ma ero concentrato sullo United. Poi, nell'ultimo anno, avvicinandosi la scadenza, ho pensato sempre più spesso di tornare e l'ho fatto». Nemmeno con Allegri ha mai interrotto il rapporto, anche il tecnico ha avuto un ruolo importante: «Con lui ho sempre parlato in questi anni, e le sue parole si sono unite alla mia scelta di cuore: è stato facile dire sì, non ho ascoltato altre proposte». Allegri era anche avversario in divertenti sfide a canestro: lo batteva sempre, ora Paul cerca rivincita. «Ero giovane - scherza - e non volevo vincere contro l'allenatore. Sembrava brutto. Adesso sono grande e non scherzo più». Resta tempo per un commento su Angel Di Maria, altro top player ingaggiato a parametro zero e altro garante del progetto («È un campione di valore mondiale, ha fame ed esperienza. Vuole vincere come tutti noi»)e per un retroscena su Paulo Dybala, suo amico: «In vacanza non abbiamo mai parlato del numero 10 che passa a me. Però gli ho chiesto perché, visto che tornavo, non rimaneva ancora un "pochito"». Giura infine di non aver mai sentito Zidane, assolve l'Italia fuori dal Mondiale («Mai lo avrei immaginato, ma resta una grande squadra») e dribbla le polemiche su Mourinho con cui ha avuto rapporti tesi: «Alla terza c'è la Roma? Nessun motivo in più. Io voglio solo vincere tutte le partite: se contro chi non importa». --© RIPRODUZIONE RISERVATA