Retromarcia sulle fonti fossili
Le sette centrali a carbone italiane (da dismettere entro il 2025) sono pronte a tornare a pieno regime in caso di emergenza. Ce ne sono due in Sardegna e una in Liguria, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lazio e Puglia. Cinque di queste sono gestite da Enel. Non un bel segnale per gli impegni di riduzione delle emissioni, ma in questa fase il ritorno al carbone non è più un tabù. È emblematico il caso della "Federico II" di Cerano (Br), la centrale termoelettrica a carbone più grande in Italia. A gennaio, prima della guerra, aveva cominciato a incrementare la produzione per rispondere alla grande domanda post-pandemia. Sebbene le linee produttive (e le emissioni) s'intensificheranno nei prossimi mesi, Cerano può rappresentare una svolta nella fase di transizione ecologica. Proprio in Puglia, dopo il 2025, dovrebbe sorgere un polo destinato agli impianti fotovoltaici e di accumulo con enormi batterie. --