Senza Titolo
le reazioniGiuliano Balestreri«Prima di pensare al salario minimo dovremmo spingere maggiormente sulla contrattazione collettiva e dichiarare guerra ai contratti pirata» dice Giancarlo Banchieri, presidente nazionale di Fiepet, la Federazione italiana esercenti pubblici e turistici di Confesercenti. Un approccio condiviso anche da Confartigianto che per bocca del presidente Marco Granelli rilancia: «Non ci piace l'idea di un salario minimo definito per legge, in un Paese dove, peraltro, le relazioni sindacali sono solide; ma soprattutto siamo convinti che non risolva nessuno dei problemi per i quali è stato pensato». Mentre per la professoressa Elsa Fornero, ex ministro del Lavoro, il salario minimo serve e potrebbe essere uno «choc utile per le imprese perché le spingerebbe a trovare una risposta positiva in termini di maggiore efficienza», per Granelli non farebbe altro che «aumentare il lavoro nero. D'altra parte chi non vuole applicare i contratti continuerà a non farlo». Il ragionamento di chi critica la misura è semplice: nei settori nei quali il salario definito per legge fosse inferiore a quello della contrattazione colletiva nazionale, le imprese datoriali avrebbero tutto l'interesse a disapplicare il salario minimo in quanto meno oneroso; in quelli dove, invece, la somma fosse superiore ci sarebbe un maggior ricorso al lavoro illegale o la chiusura di aziende incapaci di sostenere i costi. Anche per questo il presidente di Fiepet, Banchieri, insiste nel sottolineare che «le priorità di aziende e lavoratori sono altre». A cominciare, per esempio, dal costo del lavoro: «Tagliare il cuneo fiscale aiuterebbe da un lato le imprese e dall'altro aumenterebbe il potere d'acquisto dei lavoratori con buste paga più pesanti. Il costo del lavoro è un problema per tutti, ma, eventualmente, si potrebbe ragionare anche sulla detassazione, magari temporanea, dei rinnovi contrattuali. In questo moto le aziende potrebbero aumentare gli stipendi più facilmente». Banchieri, poi, rilancia sul tema della rappresentatività: «Ci sono ancora troppi contratti pirata. Serve una stretta nei confronti di quelle sigle sindacali e datoriali, per lo più sconosciute, che siglano contratti dannosi per tutti». La Cna, invece, sottolinea l'importanza della contrattazione collettiva come unico strumento in grado di «garantire non solamente un salario minimo orario, ma anche i vari istituti connessi alla retribuzione indiretta e ai diversi strumenti di welfare che incidono sulla capacità di spesa e sul benessere del lavoratore». Scettica sul salario minimo anche Antonella Giachetti, presidente di Aidda, l'Associazione imprenditrici e donne dirigenti d'azienda, secondo cui «gli imprenditori seri applicano già criteri di tutela nella retribuzione, quello che è necessario è intervenire in modo importante sul cuneo fiscale. Si stanno affossando le imprese e deprimendo i redditi da lavoro». --© RIPRODUZIONE RISERVATA