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IVREA «Mi sono laureata in Infermieristica nel novembre 2020 e mi avevano chiamato già prima per lavorare». Giorgia Guarneri, 27 anni, mamma di un bambino di quasi quattro, è una lavoratrice precaria della sanità. Primo anno di Università a Novara, poi il trasferimento a Ivrea. «Ho dovuto rallentare un attimo gli studi per l'arrivo di mio figlio, ma non ho mai mollato - racconta - perché ho sempre voluto diventare infermiera, un lavoro che amo moltissimo». «Sono stata collocata subito da un'agenzia di somministrazione e poi sono ho avuto il contratto Covid a 36 mesi. Cosa spero? Di essere stabilizzata e di poter continuare a fare il lavoro che amo». La pandemia, Giorgia Guarneri, l'ha vissuta tutta in prima linea: «Ho fatto due turni in oncologia e due notti in neurologia e poi sempre al reparto Covid. Ma a me piace il mio lavoro. Ho sempre voluto diventare un'infermiera, già quando, nel quarto anno delle superiori c'era il periodo di orientamento, io ero stata in ospedale. Non ho mai e dico mai cambiato idea neanche per un istante. Secondo quanto dicono le norme, ho i requisiti per essere stabilizzata e io ci conto davvero tanto. Ho tanti progetti in testa per il futuro, per me e il mio bambino». Scontata la domanda su come abbia vissuto questi anni difficili? «Non ho mai avuto paura del Covid, è il mio lavoro. I miei genitori mi hanno aiutata e mi aiutano a gestire il bambino nei turni. Sono io che poi ho chiesto di restare nel reparto Covid. Sì, è dura perché siamo tutti bardati e, nel periodo lunghissimo in cui nessun parente poteva entrare a trovare i pazienti, eravamo l'unico punto di riferimento in una situazione difficile, con le persone giustamente preoccupate e spaventate. Purtroppo abbiamo perso molti pazienti e queste persone se ne sono andate con solo noi in reparto». Molte le soddisfazioni: «I sorrisi, le guarigioni. E tutta la nostra squadra: colleghi e medici che tutt'ora stanno lavorando cono noi in Covid. Senza una buona equipe, il lavoro sarebbe molto più difficile». --