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Francesco MoscatelliINVIATO A PADOVAQuando dopo l'ecoscandaglio anche uno degli uomini con la muta nera è risalito confermando di aver visto qualcosa a sette metri di profondità, in mezzo alle acque immobili del Brenta, tutti hanno capito che non c'era più nulla da sperare. Il pensiero è tornato al settembre scorso. Nello stesso punto, sotto la passerella pedonale che collega il quartiere padovano di Mortise con il confinante comune di Cadoneghe, era stato ripescato il corpo senza vita del diciottenne Henry Amadosun, immigrato di seconda generazione che aveva appena ricevuto la cittadinanza italiana. Un terribile, ma realissimo, déjà vu: i sommozzatori ieri mattina hanno recuperato il cadavere di Ahmed Joudier che non erano ancora le 10. Anche il papà, che aveva divorziato dalla moglie e che non vedeva il figlio da anni, ma che da giorni si era unito alle ricerche, era lì davanti al fiume, con il volto di pietra e gli occhi lucidi. «Nessun apparente segno di violenza. Sembra morto annegato - spiega la dottoressa Valeria Pace, vice responsabile della Questura di Padova -. Solo l'autopsia potrà chiarire altri dettagli».Addosso il quindicenne marocchino aveva ancora i pantaloni e la felpa che indossava il 21 aprile, quando la mamma Latifa e la sorella Hiba l'avevano salutato ricevendo un insolito bacio sulla fronte. Non era da lui manifestare il suo affetto, e avevano intuito che quel gesto d'amore non nascondeva nulla di bello. Erano le 22 e avevano appena concluso la cena che interrompeva il digiuno quotidiano in questi giorni di Ramadan. «Vado a incontrare gli amici davanti al patronato» aveva detto prima di uscire. Poi c'era stata quell'ultima telefonata, per rispondere a un messaggio della madre che gli aveva scritto preoccupata: «Sono davanti al Cristo (la chiesa del quartiere, ndr). Vi voglio bene». A mezzanotte l'ultimo segnale del suo cellulare da via Madonna del Rosario, proprio accanto all'argine del fiume. Poi più nulla. Fino all'inquietante scoperta, nei giorni successivi, del vocale mandato la sera della scomparsa alla sua ex fidanzatina: «Ho delle questioni in sospeso con alcune persone, mi minacciano. Penso che morirò. Oppure se non muoio avrò delle ferite gravi. Ma penso che morirò». Indizi? Suggestioni? Oppure solo i fantasmi di un ragazzo alle prese con la sua prima delusione d'amore.Nella rastrelliera davanti alla palazzina popolare di via Luigi Rizzo 71 manca ancora la bicicletta rossa con cui Ahmed si è allontanato. Vicini di casa e amici stanno seduti sulle panchine tendendosi la testa fra le mani mentre decine di esponenti della comunità marocchina arrivano per portare le loro condoglianze. Nessuno riesce a capire cosa possa essere successo. I compagni dell'istituto professionale Bernardi parlano del telefonino del quindicenne, raccolto da un passante venerdì mattina, ma recuperato dagli investigatori solamente lunedì sera, dopo che l'uomo che l'ha raccolto l'ha riacceso inserendo la sua Sim. La polizia esclude collegamenti con le indagini. «Devono capire chi l'ha minacciato, non può essersi ammazzato» dice Fatima, un'amica della mamma. «Era educatissimo e gentile, non l'ho mai sentito alzare la voce» lo ricorda il signor Lanfranco Baldi, che vive sullo stesso pianerottolo. «Dopo tre mesi si era lasciato con la sua ragazza - spiegano altri giovani del quartiere -. Li vedevamo in giro assieme ma lei non la conoscevamo. Nemmeno Hiba sapeva nulla di lei». Destano dei sospetti anche le bugie raccontate dal quindicenne agli amici il giorno della scomparsa - aveva detto di essere stato in ospedale per un problema alla schiena quando in realtà non si era mai mosso di casa - e un altro sms d'addio mandato al suo migliore amico in Francia. Il più perplesso è Alain Luciani, consigliere comunale della Lega, uno di quelli sempre presenti nel quartiere e non solo in questi giorni di campagna elettorale. «C'è qualcosa che non torna: Ahmed è stato spinto a buttarsi? C'entrano il bullismo o magari qualche baby gang? - ipotizza -. Purtroppo è il secondo fatto di una gravità inaudita che accade in pochi mesi». «Non derubrichiamo quello che è successo come disagio giovanile post Covid - aggiunge il sindaco di Cadoneghe Marco Schiesaro, anche lui del Carroccio -. Bisogna verificare le frequentazioni di Ahmed». «Non lasceremo nulla di intentato - garantiscono le forze dell'ordine, che stanno setacciando il telefono del ragazzo -. Per ora non abbiamo trovato alcun riscontro oggettivo alle minacce. Ahmed era un ragazzino tranquillo, studioso e su di lui non c'è mai stata alcuna segnalazione su giri di droga o risse». Nella storia di Ahmed non tornano troppe cose. Succede spesso con i crimini, ma anche quando si prova a immaginare cosa accade nella testa di un giovane che si è tolto la vita. --© RIPRODUZIONE RISERVATA