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TiraspolUn attacco terroristico contro un'unità militare nel villaggio di Parcani, a pochi chilometri dai checkpoint che dividono Transnistria e Moldavia, e un'esplosione che ha fatto saltare due antenne di epoca sovietica utilizzate per la ritrasmissione in Transnistria della radio russa, nella cittadina di Maiac, ad appena dodici chilometri dal confine ucraino. Ancora una volta, nessun ferito e niente vittime nel bollettino del secondo giorno di violenza nella repubblica separatista autoproclamata di Pridnestrovie, la regione moldava che, appare sempre più evidente, rischia di trasformarsi in un nuovo fronte dell'avanzata militare di Mosca. «Tutti gli indizi di questi attacchi portano all'Ucraina, chi ha organizzato questi attentati vuole che la Transnistria sia coinvolta direttamente in guerra», ha dichiarato alla Tass, l'agenzia di stampa ufficiale russa, Vadim Krasnoselsky, presidente della Transnistria, che ha anche parlato di «allerta rosse per le minacce terroristiche», annunciando il rafforzamento delle misure di sicurezza nella regione: nuovi check-point all'entrata e all'uscita di tutte le città e la cancellazione della grande parata militare del 9 maggio, uno degli eventi festivi più importanti dell'enclave separatista russa in Moldavia. Le dichiarazioni di Krasnoselsky arrivano poche ore dopo quelle del portavoce del Cremlino, Dmytri Peskov, secondo cui gli attacchi costituiscono «una questione molto seria» e che ha ribadito che Mosca segue gli sviluppi da vicino: le truppe militari russe di stanza in Transnistria, un contingente "di pace" formato da quasi 2000 uomini, restano in allerta. Appena la scorsa settimana Rustam Minnekayev, comandante ad interim del distretto centrale militare russo, aveva ribadito l'intenzione della Russia di conquistare tutta l'Ucraina del Sud, per aprire un collegamento diretto verso la Transnistria. Nella regione, intanto, cresce la preoccupazione. Le marsrutke, i furgoncini da dieci posti che viaggiano ogni giorno da Tiraspol in direzione Chisinau, si riempiono una dopo l'altra nel piazzale di fronte alla stazione ferroviaria della capitale transnistriana, mentre si allungano le code ai posti di controllo in uscita, verso la Moldavia. «Dopo aver visto quello che è successo in Ucraina, meglio non rischiare - racconta Maksim, professore quarantenne di scuola superiore arrivato a Chisinau da qualche giorno con la moglie e i due bambini, dopo una vita passata a Bender, il secondo centro più grande della Transnistria - anche lì nessuno pensava fosse possibile che cominciasse la guerra, come da noi, non ci si poteva immaginare che da un giorno all'altro sarebbero iniziati i bombardamenti, e invece guarda adesso, è una tragedia: staremo qui ancora qualche giorno e poi proveremo a entrare in Romania, mia moglie ha il passaporto romeno e abbiamo mia sorella che vive a Bucarest e può ospitarci per un poco». La presidente della Moldavia, Maia Sandu, a margine dell'incontro d'emergenza con il Consiglio di sicurezza nazionale moldavo, ha reiterato l'intenzione del suo governo di resistere «a ogni tentativo di coinvolgere la Moldavia in un'escalation militare che ne metterebbe a rischio la pace». Sandu ha ribadito la sua disponibilità a una negoziazione pacifica con le autorità della regione separatista e ha escluso, per il momento, un colloquio diretto con il Cremlino. Netta la reazione ucraina, con il ministero degli esteri di Kiev che, in una nota, ha chiarito il «forte supporto ucraino per l'integrità territoriale della Moldavia» e, in una dichiarazione rilasciata dal consigliere presidenziale Mykhaylo Podolyak, ha insistito sulle accuse nei confronti di Mosca, ipotizzando che gli attacchi facciano parte di un progetto per cui la «Russia vuole destabilizzare la Transnistria e punta la Moldavia», un obiettivo diretto di Mosca e per il quale, sempre secondo Podolyak, la difesa ucraina diventa strategica per gli equilibri geopolitici di tutta la regione. --© RIPRODUZIONE RISERVATA