Protocollo Italvolt per la gigafactory Entro giugno il progetto definitivo
Rita Cola / IVREA Ivrea l'aveva approvato in giunta a ottobre, Romano e Scarmagno qualche giorno dopo. Il protocollo di intesa per Italvolt, la società che intende realizzare una gigafactory per la produzione di batterie a ioni di litio per veicoli elettrici, ha l'obiettivo di rendere efficace ed efficiente l'azione amministrativa di analisi ed emissione dei processi autorizzativi. Per questo il protocollo coinvolge Regione e Città metropolitana e la stessa Italvolt e i quasi sei mesi trascorsi sono serviti a limare il documento. Ora il protocollo di intesa è realtà e detta la linea e i tempi della costruenda gigafactory nell'area ex Olivetti di Scarmagno. SETTE MESI DA GIUGNOIl protocollo prevede l'istituzione di un tavolo tecnico di coordinamento che sarà presieduto da un delegato della Regione con il compito di coordinare i vari uffici istituzionali coinvolti. In più, c'è un impegno formale a completare il procedimento entro sette mesi dalla presentazione dell'istanza da parte di Italvolt, prevista entro giugno. Del resto, Italvolt ha a sua volta l'obiettivo di avviare la produzione entro il 2024. Non è tutto. La Regione, a nome dei firmatari dell'intesa, ha l'impegno di intensificare i colloqui già avviati con il ministero dello Sviluppo economico e gli altri ministeri coinvolti nel progetto per affiancare Italvolt nell'individuare le misure di sostegno e finanziamento del progetto, Pnrr compreso. CARLSTROMFondatore di Italvolt, l'imprenditore svedese Lars Carlstrom si è presentato in Canavese nel febbraio di un anno fa, con in testa il progetto di costruire la prima gigafactory italiana per le batterie. Carlstrom ha messo insieme il progetto pezzo per pezzo e, in quest'anno, ha attivato alleanze e partnership e via via saranno annunciati altri accordi. L'impegno finanziario è enorme, ma per il Canavese, la gigafactory capace di dare lavoro fino a tremila dipendenti diretti tornando a far vivere un'area di un milione di metri quadrati e con una capacità produttiva a regime di 45 Gwh, rappresenterebbe un rilancio vero. «Il Capex (Capital expenditure, cioè investimenti in capitale fisso) stimato complessivo del progetto è di 3,4 miliardi di euro - dice Carlstrom - . Il nostro piano di finanziamento prevede una serie di fonti, tra cui fondi pubblici, prestiti bancari e investitori istituzionali (fondi di investimento, private equity, venture capital). Per quanto riguarda l'accesso alle risorse del Pnrr - aggiunge - Italvolt continua i colloqui con il ministero dello Sviluppo economico e Invitalia. Nella fase di seed capital (primi fondi finanziari cui un imprenditore accede per lanciare una nuova attività) che si è chiusa a fine del 2021, abbiamo coinvolto un certo numero di investitori privati europei, mentre con il round A, previsto per la seconda metà del 2022, faranno il loro ingresso alcuni investitori istituzionali che hanno espresso un forte interesse a investire nella società. Dai colloqui svolti in questi mesi - conclude l'imprenditore svedese - l'interesse della comunità finanziaria per progetti di mobilità elettrica e di green industrialization è particolarmente forte in questo momento, e sono numerose le risorse finanziarie disponibili».INTANTO, IN CANAVESELa firma del protocollo di intesa viene vissuta come un nuovo importante passo avanti verso la realizzazione della gigafactory. E come un ribadire, pure politicamente, anche il sostegno all'iniziativa di Carlstrom, non esente da una buona dose di scetticismo, quando non critiche. Carlstrom sottolinea che il cronoprogramma condiviso con le autorità locali «ci porterà a diventare tra i primi player in Europa ad avviare la produzione, assicurandoci così un ruolo chiave nella filiera automobilistica elettrica». Il presidente della Regione Alberto Cirio e l'assessore alle attività produttive Andrea Tronzano osservano come il progetto porterà «benefici, sviluppo e occupazione: due successi fondamentali per il territorio e l'economia piemontese nei settori strategici come l'auto e l'innovazione tecnologica legata all'automotive». Sonia Cambursano interviene come consigliera della Città metropolitana delegata allo Sviluppo economico: «Città metropolitana avrà un ruolo cruciale nel procedimento di autorizzazione dell'impianto - dice - Lavorare in rete è il miglior metodo per lo sviluppo del territorio». Ivrea è coinvolta direttamente nel progetto in quanto il Suap, lo Sportello unico delle attività produttive, è l'ente che si occuperà delle pratiche urbanistiche ed edilizie anche di Romano e Scarmagno. Il sindaco Stefano Sertoli evidenzia come il «protocollo d'intesa rappresenti un passo fondamentale per il rispetto del cronoprogramma», la vicesindaca Elisabetta Piccoli osserva: «L'incremento di 3mila posti di lavoro e l'indotto che creerebbe è un obiettivo a cui tutti stiamo lavorando». Adriano Grassino, sindaco di Scarmagno, ricorda, fin dal primo giorno, «di essere rimasto colpito dalla determinazione di Carlstrom. Abbiamo bisogno di quel progetto che porterà benessere e occupazione». «Il Comune di Romano - commenta il sindaco Oscarino Ferrero - ritiene la sottoscrizione del protocollo un momento importante per lo sviluppo di una realtà economica importante per il rilancio del Canavese». --