Albiano, il castello vescovile accoglie Porte aperte alle persone in fuga

ALBIANO d'IvreaIl Castello vescovile di Albiano, già vocato all'ospitalità ed alla solidarietà, apre le porte ai profughi dell'Ucraina. Sono tre donne, sei bambini dai 4 ai 13 anni ed una ragazza di 18 anni. Tutti sono arrivati da Dnipro, e tutti sono originari del Donbass: «Una terra - racconta una di loro - che abbiamo lasciato nel 2019, dopo aver vissuto anni di guerra, quando la Russia ha cominciato le sue mire di conquista».Il gruppetto, dopo 4 giorni di viaggio in treno, è arrivato al Sermig di Torino poi ad Albiano. «Abbiamo riattivato un centro accoglienza straordinaria - spiega Francesca Giaccone, responsabile del Cisv, Comunità impegno servizio e volontariato - con la disponibilità di accogliere 12 profughi. Altre tre arriveranno nei prossimi giorni». Ad occuparsi del trasporto dall'Arsenale della pace ad Albiano sono stati i volontari assistenza e soccorso di Caravino: «Il nostro aiuto continuerà per supportare i profughi nelle loro necessità di trasporto per commissioni o viste mediche». E supporto è stato subito offerto dalla sindaca di Albiano, Venerina Tezzon. «I ragazzi in età scolare -informa Giaccone - stanno seguendo la scuola attraverso la didattica a distanza, poiché a Dnipro, ed a Krivoy Rog, dove abitavano, le attività non si sono ancora fermate. Così anche per la ragazza di 18 anni, iscritta ad una facoltà di ingegneria ambientale. Per loro abbiamo già attrezzato una sala da destinare a studio con le postazioni internet. Sono persone meravigliose con tanta voglia di rendersi utili. Appena arrivate, ancora stanche per il lungo viaggio, le donne si sono subito offerte di cucinare per tutta la comunità. Noi abbiamo fatto la spesa e la nonna si è messa subito ai fornelli». I loro occhi sono tornati sereni, come dovrebbero essere sempre quelli dei bambini: «Ma quando vedono un aereo - racconta la mamma, 41 anni, funzionaria del Governo, che chiede l'anonimato - tremano ancora per la paura. A Dnipro i carri armati non sono ancora arrivati, ma avevamo paura che fosse solo questione di giorni. E così siamo fuggite per portare in salvo i nostri figli. Mio marito invece è rimasto a lavorare, a Krivoy Rog». La città è un obiettivo strategico e appetitoso per le truppe russe: è la città del presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky, mentre le prime bombe sono cadute due giorni fa su Dnipro. Il castello vescovile ospita una delle tre "anime" del CISV : quella che si occupa di progetti di accoglienza. «Lo facciamo dal 2009 - ricorda Giaccone - in collaborazione con la cooperativa Mary Poppins. Abbiamo accolto i richiedenti asilo in fuga dai conflitti e dalla fame in Africa, i profughi dall'Afghanistan». Inoltre, il castello, dove dal 1999 vive Monsignor Luigi Bettazzi, il vescovo emerito di Ivrea, presidente del Centro studi economico sociali di Pax Christi Italia, è una comunità che segue uno stile di vita in fraternità. --L. M.