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odello innovativo per la produzione, l'autoconsumo, l'accumulo e la vendita di energia proveniente da fonti rinnovabili nell'ottica del raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. In due parole: comunità energetica. Un'organizzazione della produzione di energia di cui il Piemonte è capofila in Italia: infatti può vantare una legge regionale, varata quasi 4 anni fa, ed anche la prima comunità energetica in Italia in provincia di Cuneo.La strada l'ha aperta il decreto milleproroghe del 2020 che ha consentito il recepimento di una direttiva con cui l'Europa ha chiesto agli Stati membri dell'Unione europea di favorire al massimo la possibilità di autoconsumare l'energia prodotta, anche collettivamente, e di normare giuridicamente le cosiddette "comunità di energia rinnovabile". Come? Costituendo un'associazione, un vero e proprio consorzio, tra cittadini, attività commerciali, pubbliche amministrazioni locali o piccole e medie imprese che decidono di unire le proprie forze per dotarsi di uno o più impianti condivisi per la produzione e l'autoconsumo di energia da fonti rinnovabili. Anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede finanziamenti specifici per favorire la diffusione delle modalità di autoproduzione e autoconsumo collettivo stabilite dalla normativa italiana, stanziando per le comunità energetiche rinnovabili e i sistemi di autoconsumo collettivo oltre 2 miliardi di euro.L'investimento mira ad installare circa 2.000 MW di nuova capacità di generazione elettrica in configurazione distribuita da parte di comunità delle energie rinnovabili e auto-consumatori.Ipotizzando una produzione annua da fotovoltaico di 1.250 kWh per ogni kW, si produrrebbero così circa 2.500 GWh annui, in grado di evitare l'emissione di 1,5 milioni di tonnellate di CO? all'anno.L'obiettivo europeo è quello di arrivare a raggiungere nel 2030 una riduzione del 55% delle emissioni di CO? in atmosfera. Ci sono numerosi investimenti a seguito dell'approvazione della legge sull'idroelettrico, al punto che ci si attende un incremento di produzione da fonte idraulica pari al 15% con una razionalizzazione dell'uso della risorsa primaria.Dopo avere lanciato la prima comunità energetica in Italia il Piemonte punta a estendere la rete assumendo il primato nazionale per numero di progetti avviati: «Siamo un modello di sviluppo e possiamo condividere le competenze acquisite nelle prime sperimentazioni» spiega Matteo Marnati, assessore regionale all'Ambiente. La prima comunità energetica in Italia è infatti nata a Magliano Alpi, in provincia di Cuneo, operativa da dicembre. Si chiama "Comunità Energetica Rinnovabile Energy City Hall", è un'associazione registrata all'Agenzia delle Entrate, e, in qualità di coordinatore e prosumer della Cer, il Comune ha messo a disposizione un impianto fotovoltaico da 20 kilowatt di picco che potrà condividere con la comunità l'energia prodotta e non autoconsumata dall'amministrazione.Numerosi sono gli esempi di comunità energetiche che si stanno organizzando sul territorio tese a valorizzare risorse e specificità. Altri esempi virtuosi sono l'esperienza di Barge, nell'ambito del raggruppamento dell'Associazione Comunità Energetica del Monviso, quelle delle valli Maira e Grana, del pinerolese o della Val di Susa. «Siamo stati la prima Regione ad approvare una legge sulle comunità energetiche - rivendica l'assessore Marnati - e ora possiamo progredire grazie anche al Piano nazionale di ripresa e resilienza, che prevede 2,2 miliardi per il sostegno a queste proposte e alle strutture collettive di autoproduzione nei piccoli comuni. Fanno bene all'ambiente e consentono risparmi in bolletta del 30 per cento». Di recente le comunità energetiche sono arrivate anche in Toscana. Collesalvetti, in provincia di Livorno, è il primo Comune toscano ad aver intrapreso il percorso per costituire una comunità energetica. --© RIPRODUZIONE RISERVATA