«Siamo qui grazie a tutti voi» I marò applauditi a Cuorgnè
CUORGNÈ «Sentire la storia raccontata da chi l'ha vissuta per potersi fare un'idea». È lo spirito della conferenza, organizzata dall'associazione Paracadutisti del Canavese con il patrocinio della Città di Cuorgnè, della Regione che domenica pomeriggio, nel Centro fiere dell'ex Manifattura, ha richiamato un pubblico delle grandi occasioni che ha tributato applausi da standing ovation agli ospiti d'eccezione, i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone che nel primo incontro a livello nazionale hanno raccontato la loro verità sulla controversa vicenda che nel febbraio 2012 li aveva visti accusati dell'omicidio di due pescatori indiani. Indagine archiviata dal gip di Roma a fine gennaio. «Oggi abbiamo l'occasione per conoscere questa vicenda dalle parole di coloro che l'hanno vissuta- ha sottolineato il sindaco, Giovanna Cresto -. Ben venga questa iniziativa che ci permette di conoscere qualcosa in più». «Forse dimenticando - ha commentato sarcasticamente qualcuno sui social - che qualcuno, invece, non potrà più raccontare nulla».A portare i saluti di Palazzo Lascaris è spettato al consigliere regionale cuorgnatese, Mauro Fava. «Nel 2015, in occasione della presentazione del libro di Toni Capuozzo "Il segreto dei marò", quando avevamo ancora la sede a Rivarolo- ha spiegato il presidente dei Paracadutisti del Canavese, Pietro Borghesio-, Toni mi passò al telefono Massimiliano Latorre, io gli feci una promessa di incontrare lui e Girone a vicenda conclusa». Promessa mantenuta. Il reporter di guerra che avrebbe dovuto moderare l'incontro non ha potuto presenziare di persona in quanto positivo al Covid ed ha partecipato in videoconferenza. «Credo che l'incontro di oggi sia un piccolo, grande anticipo di quello che avremmo voluto fare quando sono tornati in Italia la prima e la seconda volta- ha affermato Capuozzo-. Latorre e Girone hanno conquistato tutti, due persone normali che si sono trovate coinvolte in una storia che non immaginavano nel peggiore degli incubi. Hanno saputo portare con orgoglio la divisa anche in situazioni difficili e dato ai comuni cittadini l'idea che si possono affrontare i momenti peggiori senza perdere la speranza». Poi, finalmente, hanno preso la parola i due fucilieri di Marina.«Voi ci avete dato tanto, non siamo la causa della morte di alcuna persona» ha esordito Latorre. «Grazie al giornalismo, a tutti gli italiani, la nostra vicenda non ha mai smesso di fare rumore- ha aggiunto il collega Girone-. L'ingiustizia che abbiamo vissuto non è stata solo nostra e delle nostre famiglie, è stata un'ingiustizia nei confronti di tutti gli italiani e dell'Italia».Ed ha ripercorso quanto accaduto sulla petroliera Enrica Lexie, una grande nave di 250 metri per trenta di 20mila tonnellate. «Ci trovavamo in mare aperto, improvvisamente hanno iniziato a suonare telefoni, radio, ad arrivare email, messaggi», quindi, l'ordine di attraccare nel porto più vicino, ignari di cosa stesse accadendo, senza conoscere l'inglese e l'indiano. «Siamo entrati in una centrifuga, con un senso di impotenza, zero potere decisionale- ha aggiunto il marò del battaglione San Marco-. Eravamo lì a cercare di capire cosa volevano da noi. Più passavamo i giorni, più pensavamo che non ci fosse un punto di ritorno. Non ci siamo mai tolti la divisa di dosso neanche in prigione. Grazie per la vostra vicinanza. La resilienza ha un punto di rottura, ma bisogna rialzarsi. Se sei nel giusto, prima o poi, tutto torna ed oggi siamo qui». -- chiara cortese