Senza Titolo
Alberto SimoniCORRISPONDENTE DA WASHINGTONBiden chiude il mercato americano a gas, greggio e carbone russo e vieta gli investimenti statunitensi nel settore energetico di Mosca. Sono le pressioni del Congresso a spingere il presidente Usa ad annunciare un nuovo giro di vite contro Putin; da giorni la Camera e il Senato chiedono l'ennesimo sforzo per piegare il Cremlino. La Casa Bianca lunedì pomeriggio non aveva ancora deciso se dare seguito. Quindi ieri mattina la decisione di firmare un ordine esecutivo e poi l'annuncio da parte del presidente, che indossava una cravatta con i colori dell'Ucraina, alle 11,25. Colpire il settore energetico ha una doppia implicazione per gli Usa, entrambe con margini sensibili di rischio: la prima è immettere nuova linfa nella spirale inflazionistica che si scarica poi sulle tasche degli americani alla pompa di benzina. Ieri il gallone infatti ha toccato quota 4,17 dollari, record dal 2018; la seconda è una crepa nell'unità occidentale fin qui granitica nel sentiero delle sanzioni, dapprima finanziarie, poi economiche. La chiusura dei confini Usa al greggio di Mosca è infatti quasi indolore per gli statunitensi, che sono un produttore netto di energia. Dalla Russia prendono circa 700mila barili al giorno, il 3% del totale dell'import di greggio nel 2021. Gli europei dipendono invece per il 40% dall'import di gas russo e per il 30% dal greggio. Agli Stati Uniti si è unita la Gran Bretagna. Londra importa il 13,5% della sua energia dalla Russia. Biden ha riconosciuto lo squilibrio che c'è con la Ue, ma ha tentato di mostrare che la sua decisione - di fatto unilaterale - è avvenuta in accordo con gli alleati: «Ci siamo mossi in stretta consultazione», ha spiegato una fonte dell'Amministrazione precisando di «non aspettarsi che gli europei seguano l'esempio statunitense». Biden ha spiegato che gli americani possono muoversi in questa direzione grazie alla poderosa infrastruttura energetica che possiedono, cosa assente in Europa. Ma il presidente ha rimarcato che la decisione «avrà un costo anche per i consumatori americani, soprattutto alle stazioni di servizio». D'altronde difendere la libertà ha un prezzo, come ha sottolineato il capo della Casa Bianca. «Ma se il prezzo salirà la colpa è della guerra di Putin», ha ammonito Biden.Da quando è iniziata l'invasione il prezzo della benzina è salito di 75 centesimi. Washington sta cercando di minimizzare l'impatto sul mercato dell'energia. Nei giorni scorsi ha sbloccato parte delle riserve energetiche. Nelle prossime settimane sul mercato affluiranno 30 milioni di barili sui 60 milioni messi a disposizione dai diversi Paesi. Quindi, la diplomazia Usa è al lavoro con Venezuela e Arabia Saudita. L'Amministrazione vorrebbe anche un aumento della produzione interna per far fronte al calo di quella russa, dato per scontato. Non solo per via del bando sull'export in America, ma anche perché si teme la rappresaglia di Mosca. Il vicepremier Aleksandr Novak ha detto ieri, subito dopo l'annuncio di Biden, che la Russia pensa a un «embargo sul pompaggio di gas attraverso il gasdotto Nord Stream 1». L'offensiva americana sull'energia potrebbe però essere solo una tappa verso un'altra stretta. Il Congresso spinge per la sospensione dei commerci, la speaker della Camera Nancy Pelosi - che ieri ha partecipato a un evento per la Festa della Donna all'ambasciata italiana - ha detto che «la legge su cui la Camera sta lavorando includerà anche limitazioni per Mosca nei commerci internazionali». Già nelle prossime ore potrebbe arrivare al voto un pacchetto che stanzia dieci miliardi per l'assistenza e il sostegno dell'Ucraina. Washington si muove anche sul fronte dell'assistenza militare. Nei Paesi del fianco orientale della Nato arriveranno sistemi di difesa antimissile e il Pentagono invierà altri 500 soldati: andranno in una base greca. La partita più delicata e complessa si gioca però sugli aerei, i Mig29, da dare agli ucraini. Impresa complessa, Varsavia nei giorni scorsi ha chiuso la via, temendo che una simile azione possa essere intesa da Putin come un atto di guerra. Ma ambienti diplomatici confermano che si sta ancora lavorando a una soluzione. Quella suggerita dagli stessi polacchi è di dislocare tutti i Mig29 nella base americana di Ramstein in Germania e di «metterli - questa la nota diffusa dal ministero degli Esteri di Varsavia - a disposizione degli Stati Uniti». --© RIPRODUZIONE RISERVATA