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Alberto SimoniCORRISPONDENTE DA WASHINGTONPutin ha respinto le offerte di dialogo, ha preparato la guerra per mesi e ora ne pagherà le conseguenze e la Russia finirà in ginocchio. Il presidente Biden raduna il Consiglio di Sicurezza nazionale, poi presiede una riunione del G7 e, infine, nel primo pomeriggio di Washington, mentre le tv americane rilanciano le immagini dei primi profughi ai confini con la Polonia e il Pentagono avverte che Kiev potrebbe cadere in poche ore, replica al Cremlino. Il guanto di velluto della disponibilità al dialogo manifestata fino a domenica sera, rivela oggi il pugno di ferro perché «l'invasione russa premeditata non può restare senza risposta». La replica americana è fortissima; un ventaglio di sanzioni concordato con Ue, Giappone, Canada, Australia che fa impallidire le misure annunciate martedì. Non c'è l'espulsione della Russia del circuito bancario Swift, ma Biden rilancia: «Abbiamo colpito ben più di quello che avremmo fatto con lo Swift». Che si spinge oltre e mette pure Putin nel mirino, anche lui potrebbe diventare bersaglio delle punizioni occidentali. Un modo per far capire che ci sono altri step se l'obiettivo di rendere la Russia «un paria internazionale» non venisse raggiunto con quest'ondata di provvedimenti. La Russia diventerà debole, dice il presidente: per il Cremlino è un «giorno freddo». Il capo della Casa Bianca evidenzia che il rublo è precipitato ai livelli più bassi della storia. Sanzioni finanziarie si uniscono a quelle sull'export tecnologico, nel pacchetto di misure punitive finiscono anche entità della difesa bielorusse colpevoli di aver partecipato all'invasione e si allarga il numero degli amici di Putin da oggi con i fondi congelati. Cancellate dal business internazionale sono la Sberbank e le sue 25 sussidiarie, la più grande banca russa che detiene un terzo degli asset creditizi e non del Paese; non potrà più staccare neanche un assegno in dollari. Quindi la Vtb e le sue 20 sussidiarie che ha in pancia un quinto della ricchezza del comparto finanziario russo ed è fra le più esposte sul mercato occidentale. Poi altri istituti di credito e le principali entità e imprese che valgono 1400 miliardi di dollari. Washington punta sul blocco dell'export tecnologico, significa che la Russia non potrà accedere agli articoli hi-tech prodotti negli Usa o all'estero ma che impiegano software americani. È un colpo per l'industria della difesa, aerospaziale e tecnologica e come evidenzia Biden, una batosta per «le ambizioni» del Cremlino.C'è sintonia fra gli alleati, Biden la sottolinea quando ricorda che tutti insieme gli alleati valgono il 50% della ricchezza mondiale. Il comunicato del G7 fa esplicito riferimento «all'isolamento della Russia dal sistema globale finanziario, dal commercio mondiale e dalla tecnologia avanzata». I Grandi, quindi, contrattaccano e si preparano a mettere in sicurezza gli effetti che la crisi potrebbe avere «sulla sicurezza energetica». Biden si dice pronto ad attingere alle riserve e il dialogo con Paesi e compagnie petrolifere sono avviati da tempo per coordinare la risposta a eventuali carenze energetiche sul suolo europeo. La situazione, riconosce il presidente statunitense, è difficile, «lo sarà per le prossime settimane e per i prossimi mesi per gli ucraini». Ma anche per gli americani che non vedranno l'inflazione calare. Ma è una sfida, ricorda Biden, quella all'aggressione russa che l'America non può ignorare, perché «ne va del futuro del nostro mondo». Che vede la rottura delle relazioni fra Usa e Russia: «Non ci sono più», ha detto Biden mentre il Dipartimento di Stato cacciava il numero due dell'ambasciata russa a Washington, stessa moneta usata da Mosca dieci giorni fa quando ha espulso il vice ambasciatore Usa.«Putin vuole cambiare i confini con la forza, vuole costruire l'impero dell'Urss», spiega Biden. Ecco perché bisogna agire anche sul piano militare. Con tanto di sottolineatura presidenziale che le truppe che sono a protezione del fianco orientale della Nato hanno compiti difensivi. Nessuno sconfinamento in Ucraina, «ma difenderemo ogni pezzetto di territorio della Nato».In Germania arriveranno altri settemila soldati, già mobilitati a Fort Bragg un mese fa. Quindi verrà rafforzato il dispositivo nei Paesi baltici. Un potenziamento ci sarà su tutto il fronte orientale. Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha convocato per stamane un vertice straordinario con i leader e attivato ieri la Forza di reazione rapida, una mossa rara che rafforza gli strumenti per la difesa collettiva. Cento aerei e 120 navi sono in stato di allerta fra Mediterraneo e mari del Nord. Si va verso la creazione di unità di combattimento in Romania, Bulgaria e forse in Ungheria e Slovacchia sul modello di quelle create nei Baltici e in Polonia. Anche Stoltenberg ha negato l'ipotesi di un intervento Nato in Ucraina. --© RIPRODUZIONE RISERVATA