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il retroscena/2Alberto SimoniCORRISPONDENTE DA WASHINGTONIl presidente americano Joe Biden aspetta che la giornata prenda una piega più precisa prima di presentarsi alla stampa e ribadire la compattezza del fronte occidentale dinanzi a Putin a cui ricorda che la Nato e gli Usa «non sono una minaccia per la Russia» e che in caso di conflitto i «costi umani sarebbero tremendi» e le sanzioni «durissime». I negoziati però al massimo livello diplomatico proseguono, «la diplomazia deve avere una chance di successo», dice il capo della Casa Bianca che ha avuto un colloquio con Emmanuel Macron e ricevuto ragguagli sul faccia a faccia al Cremlino fra il presidente russo e il cancelliere tedesco Olaf Scholz. Un incontro, quest'ultimo, cui si guardava con una certa speranza. Se la missione della scorsa settimana di Macron era stata bollata come «velleitaria» negli ambienti diplomatici e il suo piano «ambizioso» per cui nessuno si era stupito che nel giro di poche ore fosse esploso, le carte di Scholz sembravano più solide. Il cancelliere tedesco è sbarcato a Mosca 8 giorni dopo il colloquio alla Casa Bianca in cui è stata evidenziata la linea comune sui principali punti, fra cui «le dure sanzioni» nel caso di invasione, la sintonia su Minsk e l'allargamento della Nato a Est. Berlino per gli americani resta il pilastro più solido sul fronte orientale dell'Europa. La Germania è il secondo contribuente in termini di aiuti economici all'Ucraina (dopo gli Usa che ieri hanno stanziato un ulteriore miliardo di dollari per le riforme economiche) e ha un ruolo determinante nella Nato. Sul suo territorio ospita il grosso delle truppe Usa dislocate in Europa. E poi c'è il nodo del Nord Stream 2. Scholz ha rifiutato di citarlo nel suo viaggio americano ma proprio il gas è un'arma che se i russi possono imbracciare contro l'Europa, anche i tedeschi possono usare. Biden è stato chiarissimo dicendo che un modo per «fermare il gasdotto lo ha». «Attorno a queste premesse la missione di Scholz è stata osservata con attenzione», spiegano fonti diplomatiche che sottolineano anche che c'è un punto che nessuna cancelleria occidentale ammetterà apertamente ma che «rappresenta il punto di caduta di un'intesa con la Russia». Ed è l'estensione a Est della Nato. Scholz, ribadendo che la questione non è «in agenda attualmente» ha di fatto portato a Mosca la posizione americana che, pur continuando a sottolineare la politica delle «porte aperte» dell'Alleanza, ha sin dall'inizio della crisi evidenziato che al momento l'adesione di Kiev non è in programma. Una rassicurazione che non basterà forse a Putin che vorrebbe un impegno sul «mai Kiev nella Nato», ma è una conferma della compattezza della linea americano-tedesca. È probabile che Biden e Scholz ne abbiamo parlato a quattr'occhi la settimana scorsa e scelto questo tema come grimaldello per scardinare il muro russo per poi allargare la discussione al controllo dei missili in Europa e all'Iran, questioni su cui Putin è sensibile e su cui ci sono margini di discussione più ampi, come ha detto anche Biden.Washington e Berlino sono sulla stessa linea anche sul ripristino degli accordi di Minsk. Biden aveva promesso a Putin nel vertice di Ginevra in giugno che avrebbe fatto pressioni su Zelensky per rilanciare i negoziati entro il formato Normandia. Scholz ha reiterato la proposta dicendo che la soluzione della situazione nel Donbass è il punto chiave per allentare la tensione e ha portato in dote al Cremlino un impegno del leader ucraino a discuterne. Si spiega anche perché Putin ieri ha congelato la richiesta della Duma di riconoscere le regioni filorusse di Lugansk e Donetsk, dando la priorità all'applicazione di Minsk 2 bloccata fra l'altro su chi dovrebbe controllare i confini internazionali - le province semi-autonome o il governo centrale - e sul cessate il fuoco. Uno strappo determinante alla distensione lo darebbe la conferma dell'effettivo ritiro di parte delle truppe dai confini dell'Ucraina. I russi hanno fatto circolare alcuni frammenti di immagini in cui si vedono carri armati sui treni diretti alle basi dopo mesi di dispiegamento. Ma a Washington non sono convinti che questa sia una mossa decisiva. Fonti del Consiglio per la Sicurezza nazionale hanno liquidato il tutto frettolosamente: «È più probabile che ci sia un attacco questa settimana». Biden in serata ha detto che «un'invasione è ancora possibile» e che non ci sono conferme di un ritiro. Ecco perché Blinken ha chiesto al suo omologo che questo sia «verificabile e significativo». Ovvero l'unico modo per entrare in un clima di de-escalation reale. Il build-up militare è proseguito e le immagini satellitari diffuse lunedì notte confermano la presenza di elicotteri d'assalto nel sud dell'Ucraina e 40 navi al largo di Mariupol nel Mar Nero. Fra l'altro rampe per lanciarazzi e altri pezzi di artiglieria sarebbero stati dislocati ancora più vicino ai confini ucraini. L'intelligence americana ha registrato 105 battaglioni tattici schierati contro gli 83 della scorsa settimana. --© RIPRODUZIONE RISERVATA