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Il potere della magistratura risiede nell'organo di autogoverno, il Consiglio superiore della magistratura. Qui si decidono le carriere. Si esercita l'azione disciplinare. Si stabiliscono gli incarichi direttivi. E non va mai dimenticato quel che stabiliva il famoso «manuale Cencelli» della democrazia cristiana: il posto di procuratore capo di Roma vale due ministeri. Non meraviglia, dunque, che sul nuovo Csm ci sia la massima attenzione della politica, ma anche della magistratura stessa. L'ipotesi ora è di passare da 24 a 30 i posti nel plenum del Consiglio, di cui venti riservati ai togati, votati dai colleghi, e dieci ai laici, scelti dal Parlamento. Il sistema elettorale finora ipotizzato dalla ministra Cartabia è un maggioritario temperato: al posto di un unico collegio nazionale, diviso per magistratura giudicante, inquirente e Cassazione, come è oggi, ci sarebbero sette collegi più piccoli, che eleggerebbero i due candidati più votati. Il sistema sarebbe temperato da una quota proporzionale (per i 6 posti non aggiudicati nei collegi) che andrebbero ai terzi con miglior risultato elettorale. Secondo Cartabia, in questo modo anche le correnti minori o candidature individuali potrebbero comunque avere uno spazio nel Consiglio. Il timore dei partiti, tolto il Pd, è che questo sistema elettorale non limiterebbe affatto la presa delle correnti. Gli stessi magistrati sono perplessi, perché temono uno strapotere delle due correnti più forti a danno di tutti gli altri. -© RIPRODUZIONE RISERVATA