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il reportageStefano ManciniINVIATO A PECHINOAscoltare l'Inno di Mameli alle Olimpiadi per la prima medaglia d'oro del curling è un'esperienza straordinaria. In sei mesi l'Italia ha vinto i 100 metri dell'atletica e la gara di curling a coppie, due discipline agli antipodi che nella storia del nostro sport erano state finora fuori portata. Stefania Constantini e Amos Mosaner hanno infranto il tabù nella finale contro la Norvegia, dominata come le precedenti dieci partite. Non è stata la sfida della vita, è stata la settimana del dream team. Il meccanismo del girone all'italiana ha fatto sì che tutte le coppie si affrontassero, e mai c'è stata storia, incluse la semifinale contro la Svezia (8-1) e la finale di ieri con la Norvegia timbrata con un 8-5 senza rimpianti. Dall'impianto di Pinerolo, dove il curling italiano mosse i primi timidi passi durante i Giochi di Torino 2006, fino all'oro di Pechino 2022, di strada se n'è fatta parecchia. Il vecchio impianto è uno dei tre centri in cui i 400 tesserati si allenano e giocano. Gli altri sono a Cembra, in Trentino, dove vive Mosaner, e a Cortina, città olimpica e residenza di Constantini. Nella coppia sportiva Amos, 26 anni, è lo stratega esperto che individua traiettorie impossibili, perfezionista. Stefania, 21 anni, è il chirurgo che piazza il sasso nel punto esatto in cui serve per ottenere un punto o per difenderlo. Si frequentano solo per motivi di lavoro (sono diventati entrambi professionisti, lei sta ultimando le pratiche per entrare nel gruppo sportivo Fiamme Oro), però sul ghiaccio combaciano perfettamente. Amos sembra calmo, ma è tormentato, raccontano nello staff azzurro. Stefania ha il dono di calmarlo.«Non litighiamo mai, sarebbe uno spreco di energia - dice -. Non vedo l'ora di riabbracciare la mia famiglia e il mio fidanzato Domenico», giocatore di hockey. Per Mosaner, invece, non è finita. «Abbiamo la gara a squadre. Chissà, potrebbero arrivare nuove soddisfazioni». «È un oro che passa alla storia come quello di Jacobs», è la benedizione del presidente del Coni Giovanni Malagò.Il curling ora spera nell'effetto traino. Il trionfo a quattro anni dalle Olimpiadi italiane è un'occasione unica per fare proseliti. Un pubblico di appassionati ha seguito le sfide olimpiche con crescente simpatia. Un esempio? L'arbitro, per come lo intendiamo di solito, non esiste. C'è un signore con un apparecchio meccanico sofisticato che misura la distanza delle bocce per attribuire il punto quando proprio i distacchi sono millimetrici.A tutto il resto pensano i giocatori. Il fairplay non è la regola: è essenza del gioco. Sono vietati abbracci e altri modi per esultare. Ai tecnici in panchina sono persino proibite le espressioni del volto. Stefania e Amos hanno vinto 11 partite su 11 senza mai stringere i pugni o abbracciarsi gioiosi. La finale si disputa nell'Aquatics Centre in cui Federica Pellegrini nel 2008 nuotò i suoi 200 stile libero d'oro. Comincia con un po' di emozione, la Norvegia si porta sul 2-0, l'Italia rimette subito la situazione in pareggio nel secondo end e sorpassa 3-2 nel terzo. Ma è la quarta frazione di gioco a rivelarsi decisiva. La coppia azzurra pone uno sbarramento attorno alla casa, al cui centro ha piazzato due stone. La Svezia cerca di sbrogliare la situazione, ma la peggiora rendendola non più rimontabile: 3 punti all'Italia, parziale di 6-2 a metà gara. L'unica difficoltà è mantenere la concentrazione. I norvegesi Magnus Nedregotten e Kristin Skaslien si rifanno sotto. L'ultimo end sul 7-5 è decisivo. I nostri giocano una mossa a sorpresa: eliminano le prime due stone, costringono la Norvegia a esporre il gioco e si affidano all'ultimo tiro. Tocca a Stefania. È un colpo molto più facile di altri, ma vale oro: se lo sbaglia, l'Italia perde. «Mi sono detta: ti riesce sempre, vai e fallo come sai». Il colpo riesce. L'Italia vince 8-5. Siamo campioni olimpionici anche di curling. --© RIPRODUZIONE RISERVATA