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l'intervistaCarlo Bertini / RomaÈ convinto che «bisogna riaffermare la supremazia della politica» e che il primo comandamento sia «proteggere Draghi e capire se il no di Salvini e Berlusconi sia definitivo». Francesco Boccia, l'esponente più autorevole della segreteria Pd, fa però una premessa: «La candidatura di Riccardi è un segnale alla destra per dimostrare che ci sono tante personalità patrimonio collettivo del Paese». Arrivati alla stretta finale, l'ex ministro Dem mette l'accento sul punto essenziale: «Bisogna trovare un profilo alto che faccia sentire tutti rappresentati».E dopo lo stop di Berlusconi e Salvini potrebbe essere ancora il presidente del Consiglio il nome prescelto?«Il centrodestra conferma di essere un cartello elettorale ed è come sempre spaccato. Devono evitare di indebolire il governo. Berlusconi e Salvini dicono che Draghi deve restare premier, Meloni dice che non pone nessun veto su Draghi. Vogliamo capire quale sia la loro posizione, non si deve escludere alcun nome, a partire da Draghi, che abbia l'autorevolezza, il profilo politico e la credibilità internazionale per rappresentare l'Italia. Ovviamente bisogna rivendicare il ruolo della politica».Ovvero?«È inaccettabile che ci possa essere in questa fase chi teorizza la supremazia dei tecnici sulla politica».Sta dicendo che il premier dovrebbe agevolare il suo passaggio al Colle facendo un accordo con i partiti su un altro premier politico?«Il tema non è trovare un accordo su un premier politico, ma ora è necessario riconoscere la centralità che merita l'assunzione di responsabilità da parte della politica. E quando Letta dice che serve un patto di legislatura, lo dice perché la coalizione di centrosinistra sente sulle proprie spalle la responsabilità della conduzione del Paese fuori dall'emergenza sanitaria, economica e ora anche internazionale: visto il rischio di un conflitto bellico alle porte dell'Europa. Serve un'Italia con istituzioni credibili».Nel Pd molti ritengono che con Amato al Colle e Draghi in sella al governo il risultato sarebbe garantito lo stesso. Sbagliano?«Beh Amato, è una figura molto illustre, sarà molto probabilmente il prossimo presidente della Consulta, ha uno standing internazionale molto alto. Non aggiungo altro».E Casini? Molti tifano per lui a destra e a sinistra.«Servono candidati di alto profilo, largamente condivisi e in grado di rappresentare non una parte, ma tutti gli italiani. E coloro che hanno rappresentato i vertici delle camere hanno un profilo adeguato, ma devono essere capaci di unire le diverse minoranze che rappresentano il Parlamento». Ma perché lanciate un candidato di bandiera allora?«Lui non è un candidato di bandiera, ma la dimostrazione che ci si può incontrare su personalità che siano patrimonio comune. Perché il centrosinistra avrebbe tantissime personalità di parte, ma non le stiamo proponendo perché questo è un Parlamento di minoranze e nessuno ha diritto di prelazione, neanche noi. Anche se ci sono arrivate tante sollecitazioni dai nostri elettori. Ma il Pd, che rappresenta la sinistra del Paese, ha un terzo dei seggi che aveva nel 2014 dopo la sconfitta del 2018. Non si può avere l'arroganza di imporre propri candidati».Alla prima votazione infilerete scheda bianca, perché avete paura di contarvi e di figurare più deboli del centrodestra?«Non è un rodeo, ma il momento più solenne della democrazia parlamentare e abbiamo l'obbligo di parlarci, non di contarci. Anche se uno prende dieci voti in più, non ha i numeri per eleggere da solo il presidente. Sapendo anche che oggi questo Parlamento di minoranze, arrivato all'ultimo anno di legislatura e con una riforma che taglia di un terzo i prossimi eletti, non è allineato ai pesi attuali dei partiti e anche al "sentiment" della società. Elemento di cui bisogna tener conto, evitando forzature». --© RIPRODUZIONE RISERVATA