Ancora due settimane in trincea «Separeremo positivi e malati»

Andrea JolyDue settimane in apnea, poi l'Italia potrà tornare a convivere col Covid con la curva dei contagi nettamente in calo e nuove regole meno restrittive. I contagi, in realtà, hanno frenato già ieri con 149.512 nuovi casi (180.426 il giorno precedente) insieme ai decessi, 248 rispetto a 308. Ma su 927.846 tamponi effettuati, il tasso di positività è aumentato al 16,1%.Rispetto alle ospedalizzazioni, sono 1.691 i pazienti in intensiva, 14 in più nel saldo tra entrate e uscite, ed i ricoverati nei reparti ordinari sono 18.719 (+349). Omicron corre ancora, ma la fine del tunnel sembra vicina. Lo conferma anche l'Oms: «In paesi come l'Italia e la Grecia ci stiamo avvicinando moltissimo al picco - dichiara il direttore europeo Hans Kluge - ed è molto probabile che in Europa arrivi prima di quanto previsto, ossia entro 2-3 settimane». Di 14 giorni ha parlato anche il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, ma su un altro tema al centro dell'attenzione sulla lotta al virus: le nuove regole per convivere col Covid richieste a gran voce dalle Regioni. «La nuova fase dell'epidemia deve portarci entro breve a rivedere le regole, la comunicazione dei dati deve essere aggiornata soprattutto per la gestione degli ospedali - ha ammesso - Entro due settimane faremo una distinzione tra coloro che sono positivi al virus ma asintomatici e i malati. La variante che circola oggi ce lo consente». É l'apertura del governo ad un ammorbidimento dei parametri che, in questa quarta ondata in cui è stata superata la soglia dei 2,5 milioni di italiani attualmente positivi, in questi giorni manderebbero in zona arancione la maggior parte delle Regioni. Il sottosegretario Sileri, però, ha anche messo in guardia: «Omicron raggiungerà tutti, non c'è scampo. Non c'è dubbio che entro la fine del 2022, salvo che arrivi un'altra variante, quasi tutta la popolazione italiana avrà incontrato questa variante». Con un distinguo però: «Chi è vaccinato sarà più protetto e potrà avere probabilmente una forma più leggera, ma chi non lo è ha molti più rischi di andare in terapia intensiva». I vaccini restano al centro della lotta al Covid e l'Italia può respirare anche in questo caso, con un'inversione di trend per le prime dosi provocata dall'obbligo vaccinale imposto agli over 50 e le misure attivate nell'ultimo decreto. Dalla loro introduzione sono 700mila le prime dosi somministrate, con il record di 92mila in sole 24 ore registrato nella giornata di sabato. E può accelerare ulteriormente, perché i lavoratori No Vax over 50 hanno l'obbligo di somministrazione della prima dose entro il 31 gennaio per mettersi in regola sull'estensione del Super Green Pass al via il 15 febbraio. Non solo: in questa settimana le regole per i No Vaxsi inaspriscono. Per accedere ai servizi alla persona come barbieri, parrucchieri ed estetisti scatta l'obbligo di Green Pass base. Entro la prossima settimana il governo stilerà la lista definitiva delle uniche attività ancora aperte a persone senza tampone né siero, in vista della grande stretta che scatterà dal 1 febbraio, lo stesso giorno in cui scenderà la durata del Green Pass rafforzato da 9 a 6 mesi.Roberto Cauda, direttore dell'Unità operativa complessa di Malattie Infettive del Policlinico Gemelli e revisore dei parametri Covid del governo, ha anche tracciato una linea sulla fine della pandemia: «Accelerando la vaccinazione in sei mesi l'Italia può uscire definitivamente dalla pandemia. L' analisi dei trend dei contagi mostra che siamo vicini al picco delle infezioni, entro fine gennaio. Come sempre accade in pandemia, l'ultima curva a scendere sarà quella dei decessi, poi ne saremo fuori». Un traguardo per ora lontano, intanto l'Italia stringe i denti per due settimane. Aspettando le indicazioni dalla curva dei contagi e dal governo, con il ministro della Salute Speranza che ieri sera ha annunciato un tavolo tecnico con le Regioni: «Ci sono segnali di raffreddamento della curva e l'Oms dice che siamo vicini al picco: già oggi si passa di colore solo guardando le ospedalizzazioni, poi discuteremo ancora e ci confronteremo con le Regioni. Vedremo i passi che si possono fare. --© RIPRODUZIONE RISERVATA