Il compromesso sulle spiagge una norma per le piccole imprese
il casoAlessandro BarberaLuca Monticelli Giorgia Meloni ieri ha messo le mani avanti: «Scriveremo al presidente del Consiglio perché venga adottato un provvedimento d'urgenza per difendere il turismo balneare dagli effetti disastrosi della sentenza del Consiglio di Stato». A Palazzo Chigi la questione è all'ordine del giorno sin dal giorno in cui la sentenza è stata pubblicata. Non sarebbe necessario: la pronuncia della giustizia amministrativa ha azzerato la maxiproroga voluta dal governo gialloverde nel 2019 ed è autoapplicativa il primo gennaio 2024. Da quel giorno tutte le concessioni delle spiagge fin qui garantite ai vecchi titolari a prezzi ridicoli dovranno essere messe a gara come previsto dalla direttiva Bolkenstein. Ma non tutti i concessionari nuotano nell'oro, e occorre costruire una normativa ponte che eviti il peggio a molti. Senza una norma, il rischio è che il mercato (molto ricco) delle licenze faccia crollare i valori, con conseguenze sulle imprese più indebitate. E poi Draghi deve evitare il peggio coi partiti: tutti quanti, nessuno escluso, sono sensibili alle sirene della categoria, che ha foraggiato per anni le campagne elettorali in cambio del privilegio ora sgretolato. La norma ponte dovrebbe arrivare nel maxiemendamento del governo alla Finanziaria, ai primi di dicembre. Si tratterà di uno o due articoli per introdurre clausole spesso utilizzate nelle procedure di gara: si terrà conto del numero di addetti e degli investimenti effettuati sugli arenili. Condizioni di premialità per evitare ai gestori più piccoli di soccombere ai gruppi in grado di garantire economie di scala. In ogni caso dall'obbligo di gara non si torna indietro: la sentenza su questo è implacabile, imponendo una volta per tutte il rispetto della normativa Ue e la fine della procedura di infrazione contro l'Italia. Massimo Garavaglia, ministro leghista del Turismo, guarda il bicchiere mezzo pieno: «Non fasciamoci la testa, questa è la volta buona per una soluzione definitiva». I sindacati dei balneari a parole si dicono pronti a dare battaglia in tutte le sedi contro la sentenza (anche alla Corte di Giustizia del Lussemburgo), ma in realtà stanno già trattando su regole e canoni. «Ci aspettiamo dal governo un intervento entro l'anno, abbiamo bisogno di una norma quadro per uscire dall'incertezza», dice Enrico Schiappapietra, vicepresidente del Sib Confcommercio. Maurizio Rustignoli, presidente di Fiba Confesercenti, rivela che la trattativa coi partiti è in corso: «Stiamo incontrando le forze politiche per una soluzione». Ieri Garavaglia era all'assemblea dei pubblici esercizi, mentre il segretario Salvini riceveva Assobalneari, La Base Balneare e AssoMarinas. «L'obiettivo è difendere le spiagge e tutelare i sacrifici di migliaia di famiglie», riferiscono dal quartier generale del leader leghista. Nel 2019 fu proprio la Lega (ministro era Gian Marco Centinaio) a spingere l'esecutivo gialloverde per la proroga al 2034. Le organizzazioni dei balneari chiedono indennizzi da parte dei subentranti per i gestori che perderanno le gare. I balneari sono rassegnati anche all'aumento dei canoni ma chiedono una contropartita fiscale: «Siamo l'unica categoria turistica italiana che paga il 22% di Iva mentre tutti gli altri usufruiscono del dieci», ricorda Schiappapietra. Chi invece evoca lo spettro del contenzioso è Rustignoli: «Tanti hanno acceso mutui decennali contando sul rinvio al 2033, se perdono l'azienda faranno ricorso». Nell'emendamento Draghi dovrà tenere conto di tutte le anime della maggioranza. Dei 5Stelle, ad esempio: sul tema sono agli antipodi della Lega, come se la maxiproroga del 2019 non l'avessero condivisa. I deputati Berti e Battelli hanno scritto un emendamento al disegno di legge concorrenza che riduce a 5 anni le concessioni a gara, obbliga al 50% di spiagge libere e un aumento dei canoni in base alla redditività delle aree in concessione. In mezzo al guado c'è il Pd. La lobby dei balneari è fortissima in Regioni tradizionalmente a sinistra. Per uscire dall'imbarazzo si propone un tavolo con Regioni e Comuni. Un ottimo modo per non risolvere il problema. --© RIPRODUZIONE RISERVATA