Pechino snobba i vertici e va avanti sul carbone

Lorenzo Lamperti / TaipeiNell'attuale scala delle priorità di Pechino, Taiwan viene prima di G20, ambiente e Cop26. Il legame tra Washington e Taipei rappresenta, nell'ottica cinese, il principale ostacolo al riavvicinamento diplomatico con gli Stati Uniti. Tanto che, dopo che la presidente Tsai Ing-wen ha confermato la presenza di militari americani sull'isola, il governo cinese ha definito la "riunificazione" un «obiettivo storico». Dunque non negoziabile. Tantomeno al G20, dove Xi Jinping non andrà. Secondo diversi analisti, incontrare fisicamente Joe Biden prima di aver ottenuto garanzie su un miglioramento stabile dei rapporti potrebbe far sembrare il presidente cinese debole di fronte all'opinione pubblica interna e al Partito, proprio quando ha bisogno di tutta la sua forza per non creare il minimo dubbio sul conferimento del terzo mandato atteso nel 2022. D'altronde, anche sulle crisi internazionali come quella afghana, Pechino ha dimostrato di volersi muovere al di fuori delle consuete piattaforme multilaterali, percepite come strumenti obsoleti, a guida statunitense e dunque "anti cinesi". L'assenza da Cop26 rischia di pregiudicare la riuscita del vertice. Ieri la Cina ha giocato d'anticipo presentando all'Onu il suo piano aggiornato di riduzione delle emissioni. Confermato l'obiettivo della neutralità carbonica entro il 2060, con la previsione di un abbassamento del consumo energetico del 13,5% entro il 2025. Ma nel breve e medio termine l'utilizzo dei combustibili fossili non diminuirà. Anzi, si prevede di raggiungere il picco dell'inquinamento da carbonio entro il 2030, giocando anche sullo status ufficiale di paese in via di sviluppo. Nelle ultime settimane, tra l'altro, le restrizioni già imposte sono state sospese a causa della crisi energetica, con l'ordine alle miniere di aumentare la produzione di carbone. Secondo gli esperti, miglioramenti minimi e non sufficienti per un paese responsabile di oltre un quarto dell'inquinamento da carbonio mondiale. I mancati viaggi di Xi sono ufficialmente motivati dalla sua decisione di non lasciare la Cina per tutto il 2021 a causa della pandemia, ma gli offrono la possibilità di non sedersi a tavoli a cui si sentirebbe accerchiato. --© RIPRODUZIONE RISERVATA