Percorsi duali scuola-lavoro per 50 ragazzi dell'Olivetti

ivreASono circa cinquanta i progetti formativi di apprendistato duale sottoscritti dall'Iis Olivetti con le aziende del territorio. C'è il percorso meccanico-manutenzione, curato dal professor Michele Agati, quello informatico-grafico, affidato al professor Roberto Poletti, e quello socio-sanitario, da cui arrivano le apprendiste della Culla dei sogni, di cui si occupa la professoressa Alessandra Galassi. «Sicuramente per i ragazzi è tutto molto più impegnativo - spiega la docente -, si può fare per la quarta e la quinta o solo per l'ultimo anno, ma bisogna considerare che c'è l'esame. Durante la settimana che passano a scuola si fermano anche il pomeriggio, per recuperare anche la parte di programma persa nella settimana in azienda. Non mancano, però, anche le ore di formazione all'interno delle ditte». La dirigente scolastica Alessandra Bongianino ha raccontato il sistema duale in conferenze a livello nazionale. «Assegna - sottolinea - pari dignità all'apprendimento scolastico e aziendale. Le esperienze di lavoro aumentano negli studenti l'autonomia, la motivazione e la consapevolezza dell'importanza dello studio; favoriscono l'incremento di abilità applicative e le capacità di analisi e sintesi; pongono le basi per un più agevole inserimento nel mondo del lavoro. Le attività godono dell'ampio consenso da parte di famiglie e studenti, consenso confermato dall'incremento del numero di apprendisti anche durante il periodo Covid».Il giudizio, dunque, non può che essere positivo. «Il rapporto con il mondo aziendale - prosegue Bongianino - già consolidato con le esperienze di alternanza scuola-lavoro (oggi Pcto), si è ulteriormente rafforzato con le attività di coprogettazione insite nel processo di istruzione/formazione duale, ci consente di avvicinare sempre più i due mondi (scuola e lavoro) colmando il gap, piu volte denunciato, tra ciò che la scuola fa e ciò che il mondo del lavoro richiede».I risultati scolastici, inoltre, anziché peggiorare sembrano migliorare. «In sede di esame di Stato - racconta la professoressa Galassi - ci siamo accorti che c'è un abisso a livello di sicurezza, tra chi lo fa e chi non lo fa. Gli studenti riescono a gestire meglio il tempo e sono più competenti, non solo dal punto di vista tecnico». --