Don Piero Solero il cappellano del Gran Paradiso narrato in una mostra
IVREAÈ una mostra fotografica di indubbio interesse, quella intitolata «Don Piero Solero: cappellano del Gran Paradiso, alpino, alpinista, fotografo, scrittore», che i Croass del Borghet propongono nella chiesa di San Gaudenzio, per la rassegna Magica Montagna 2021, a partire dall'inaugurazione che si terrà oggi, venerdì 24, alle 18.30, e che sarà visitabile per due fine settimana, sabato 25 e domenica 26 settembre e sabato 2 e domenica 3 ottobre, dalle 16 alle 19 (in settimana, apertura a richiesta: info@croass.it). «Si tratta - spiega Mario Gusta - di una selezione di immagini realizzate dal cappellano del Gran Paradiso, conservate alla sezione del Cai di Rivarolo Canavese, nella biblioteca a lui dedicata e siamo molto grati alla sezione e al suo presidente, Stefano Merlo, per la disponibilità nel concedere il materiale e per la collaborazione nel fornirci le informazioni che corredano le fotografie e delineano la figura di don Solero». «Classe 1911, scomparso nel 1973, il sacerdote - racconta Gusta - fu cappellano del IV Alpini e iniziò il suo ministero sacerdotale nella Valle Orco, sul versante canavesano del Gran Paradiso. Appassionato alpinista, ritrasse in bianco e nero, con mezzi modesti, ma con occhio attento, l'ambiente montano, le persone e la loro faticosa vita, la natura selvaggia e l'alta montagna. Fu invitato dal fondatore, l'avvocato Balliano, a far parte del Gruppo italiano scrittori di montagna-Accademia di arte e di cultura alpina, con cui ebbe una collaborazione costante e scrisse articoli per quotidiani nazionali e per le più importanti riviste di alpinismo, sia italiane che francesi». Gusta elenca alcune informazioni tratte dalla prefazione a un catalogo del 2019, scritta dal presidente Merlo: «In Italia partecipò, su invito, a numerose esposizioni di fotografia di montagna che contribuirono a farlo conoscere, aprendogli la strada verso la collaborazione con editori italiani e francesi. Nel 1941 si arruolò negli Alpini e fu destinato cappellano militare al fronte greco-albanese. Nel dopoguerra restò nell'esercito, dove raggiunse il massimo grado di carriera nella Caserma e all'Ospedale militare Monte Grappa del IV Alpini, a Torino. L'intensa attività alpinistica in Valle dell'Orco, si trasformò con gli alpini in esercitazioni militari con salite d'alta montagna, particolarmente sul Monte Bianco e nel Delfinato, durante l'occupazione italiana della Francia, poi su tutto l'arco alpino». E conclude: «Fu accolto come socio della Société Académique de Saint-Anselme di Aosta. Era orgoglioso di aver potuto celebrare messa sulla vetta del Monte Bianco, salito con otto cordate di Alpini, nel cinquantenario della "prima" nel 1893. Funzioni come quella le aveva peraltro già realizzate su numerose vette d'alta quota nelle Alpi Graie». «Siamo lieti di presentare questa mostra - evidenzia Emilia Sabolo - che, siamo certi, saprà entusiasmare non solo gli appassionati di montagna e di fotografia, ma anche quelli che, grazie a queste fotografie, scopriranno una figura interessante come quella di don Solero e la realtà da lui raccontata non solo per immagini». --FRANCO FARNÈ