Straziante addio a Lorenzo Maio tra palloncini e musiche rap

Mauro Michelotti / cuorgnèFiori ovunque. E bianco il colore dominante. A significare la purezza, l'integrità morale, il candore della gioventù. Un migliaio, almeno, le persone che si sono date appuntamento, ieri pomeriggio, martedì, a Cuorgnè, per i funerali di Lorenzo Maio, il ragazzo di soli 19 anni, deceduto giovedì scorso al San Giovanni Bosco di Torino, dov'era stato trasferito dall'ospedale di Ciriè, in seguito a uno shock anafilattico che l'aveva colpito qualche giorno prima durante un catering, a Rivara, dov'era impegnato come cameriere. deceduto al San Giovanni BoscoLorenzo, inavvertitamente, ha ingerito un tortellino contenente un ripieno tra i cui ingredienti figurava un crostaceo, al quale era allergico. L'avrebbe sputato immediatamente assumendo subito un farmaco per contrastare la reazione, ma non è bastato. Condotto al pronto soccorso del nosocomio ciriacese, le condizioni del giovane, che nel frattempo era collassato, erano apparse da subito critiche, tanto da suggerirne il ricovero, nel reparto di terapia intensiva, dell'ospedale torinese, come detto. Una lenta agonia, purtroppo, fino al decesso che ha lasciato pietrificata un'intera comunità anche per la popolarità della famiglia. Il padre, Salvatore, è il titolare del bar Tavernetta di via Torino, storico locale cuorgnatese che tra la vasta clientela conta tanti sportivi, attività commerciale portata avanti anche col fratello Antonio, apprezzato calciatore, nel ruolo di portiere (è arrivato sino alla C), collaboratore di diverse società (listata a lutto la pagina Facebook del Vallorco). un migliaio ai funeraliPalloncini bianchi ed azzurri, i colori del Napoli, la sua amata squadra del cuore (poi liberati in cielo, tra gli applausi, alla fine del rito), e musiche rap per Lorenzo, quelle che scandivano le sue giornate. Tra la folla imponente alle esequie, a testimoniare tutto l'affetto possibile a mamma Monica, al papà, alla sorella Alessia, ai nonni, agli zii, ai familiari tutti, i compagni di scuola del Ciac, l'istituto che aveva frequentato, i coscritti del 2002, tanti amici, molti con gli occhi gonfi di lacrime, incapaci di accettare una tragedia assurda, per certi versi. E amministratori comunali, perché perdere un ragazzo di 19 anni che si era appena affacciato alla vita è un colpo al cuore, una ferita che sanguina e non si sa come e quando potrà essere rimarginata.Una cerimonia commovente, quella andata in scena nella parrocchiale di San Dalmazzo. Ad officiare il rito funebre è stato il parroco, don Ilario Rege Gianas, e toccante l'omelia pronunciata dal diacono, Roberto Perotti. toccante omelia in chiesa«Il brano del Vangelo di Luca è una foto scattata più di 2000 anni fa, nei suoi colori ancora nitidi c'è la paura, lo smarrimento, l'angoscia delle due donne per la perdita del loro maestro e amico e il dolore nato dal vuoto che ha lasciato - ha affermato Perotti -. È l'esatta copia della foto che potremmo fare oggi, in questa chiesa. Sono come noi con un grande vuoto dentro che ci fa sentire impotenti di fronte all'imprevedibilità delle cose. Abbiamo pregato, sperato e atteso il tocco di una mano potente che riportasse in vita Lorenzo, nulla si è avverato, ma lui, che ha ricevuto una vita nuova, è come ci dicesse "sono nel sorriso dei miei amici, nel vento che agita i rami, nello sguardo arrabbiato e ostinato di un ragazzo che si trasforma in uomo sbattendo la porta di casa, nell'abbraccio che darete ai miei genitori". Lasciamolo volare, gli spiriti liberi hanno bisogno di cieli immensi e spazi infiniti per vivere ancora». --(ha collaborato Chiara Cortese) © RIPRODUZIONE RISERVATA