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il casoFranco Giubilei FINALE EMILIA (MODENA)L'addio a Laila El Harim, la donna di 41 anni straziata da un macchinario che non era stata preparata a usare, secondo le ultime risultanze dell'inchiesta della procura di Modena su questo orribile incidente sul lavoro, avviene alle sei di sera di una giornata caldissima, nella parte islamica del cimitero di Massa Finalese. «Non si può morire a quarant'anni mentre si lavora, vogliamo giustizia», dice a mezza voce un giovane marocchino, ma non è solo lui a esprimersi così, la stessa frase gira fra la piccola folla riunitasi per le esequie. C'erano tanti marocchini, ma anche diversi italiani, e naturalmente gli ex colleghi di Laila davanti alla bara ricoperta da un drappo nero e scritte dorate in arabo, fra preghiere e canti in arabo. A celebrare la funzione, il console onorario del Marocco Said Jazouani. Nella canicola d'agosto brucia il dolore di una comunità intera, reso esplicito dal tricolore abbrunato esposto a Bastiglia, il paese della donna, nella giornata di lutto cittadino. Ma soprattutto ci sono oltre duecento persone a rendere l'estremo saluto a Laila: la salma portata a spalle, il corpo seppellito con la testa rivolta verso la Mecca e i presenti che vi gettano sopra tre manciate di terra a testa, come prevede il rito islamico con cui è stata accompagnata nel suo ultimo viaggio. Il legale rappresentante della ditta, la Bombonette di Camposanto, specializzata in cartotecnica, e il delegato aziendale alla sicurezza risultano indagati, in attesa che si chiariscano i malfunzionamenti della fustellatrice segnalati a più riprese dalla stessa vittima. Una ex collega di Laila che ha condiviso vent'anni di lavoro in un'azienda dello stesso tipo e con macchinari simili, non si capacita: «Era una persona stupenda e una professionista esperta, è incomprensibile che sia successo proprio a lei». Laila conviveva con il compagno Manuele Altiero a Bastiglia, una donna di origini marocchine e fede islamica, ma perfettamente integrata nel tessuto sociale del paese, come racconta il sindaco Francesca Silvestri, ieri al funerale della donna: «A Bastiglia ci conosciamo tutti, la sua bambina frequentava la nostra scuola dell'infanzia, lei e il suo compagno formavano una famiglia che si incontrava in giro e che partecipava ai momenti collettivi del paese». La commozione le stringe la gola mentre aggiunge: «Siamo un po' tutti frastornati da questa situazione, fra l'altro non siamo abituati a trovarci alla ribalta dei media nazionali, il che rende tutto ancora più difficile». Con lei, tutti gli altri sindaci dell'Area Nord della provincia, a condividere lo sgomento davanti a una giovane donna ammazzata dalla fustellatrice di cui, sostiene il compagno, aveva raccontato i malfunzionamenti. La prima cittadina di Camposanto, sede della Bombonette, riassume il senso della disgrazia piovuta addosso a un'intera comunità: «Siamo tutti molto scossi, la cittadinanza è provata e si è unita da subito al dolore dei colleghi di Laila». Il lutto ha coinvolto l'intera popolazione senza che l'appartenenza etnica o religiosa valesse a rendere la fine atroce di una donna marocchina una questione separata: «Questa vicenda la stiamo sentendo tutti, italiani ed arabi, non c'è distinzione», dice il sindaco di Bastiglia. In questo pomeriggio di afa, è l'unica nota che consola nel disastro italiano senza fine delle morti bianche. --© RIPRODUZIONE RISERVATA