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L'intervistaGiulia ZoncaINVIATA A TOKYOQuando mister Olimpiadi era in attività sembrava non avere cittadinanza sulla terra. Stralunato, sgraziato, alienato: fuori dall'elemento naturale ora si è trasformato in un fashionista che riesce a portare la bandiera con grande disinvoltura: camicia blu, pantaloni bianchi e sneaker rosse, con i lacci sciolti. Frangione alto e tutte le parole che non aveva mai detto. Questi sono i primi Giochi senza di lui dal 1996, non nuota più, commenta per la Nbc. Proprio sotto i suoi occhi è arrivato il primissimo oro dell'intera spedizione Usa in Giappone. Se lo è preso Chase Kalisz, l'atleta che lui chiama «fratellino», porta il costume con il suo nome e vince nei 400 misti, la gara con cui è iniziata l'impresa di Pechino, otto successi in una sola edizione. Che effetto fa guardare i Giochi dalla tribuna? «Non potrei essere più entusiasta, mi sento pieno di emozioni, mi sbucano fuori da tutte le parti. Camminare per la piscina mi dà uno stranissimo effetto, sono sopraffatto dalle sensazioni. Riconosco l'atmosfera, so che cosa significa, avverto la voglia, il lavoro, la fatica. Sono molto felice di essere dove sto ora. Dall'altra parte». C'è una sua foto a Roma, Mondiali del 2009: fa il giro d'onore con Federica Pellegrini e lei è ancora da questa parte, 12 anni dopo. «Notevole, ne ho sempre apprezzato la costanza e poi qui lei potrebbe raggiungere la quinta finale consecutiva nella stessa specialità, significa firmare una distanza. Se dici 200 stile libero ti viene in mente il suo nome, non è da tutti. Ha ancora il record del mondo e c'è sempre una ragione dietro risultati speciali, Pellegrini è capace di mantenere alta la corrente. Questi 200 femminili sono destinati a essere epici». Perché? «Titmus, Pellegrini, Schmidt Ledecky e ce ne sono altre, mi scordo di sicuro qualcuna, sarà una gara da guardare perché sono tutte forti e per motivi molto diversi. Vediamo anche Katie che farà in un campo così aperto, più ci penso più credo siano proprio belli questi 200. Sento l'energia». Pellegrini ha 32 anni è un'età da piscina? «L'età conta poco, 16 anni o 32 il punto è sempre lo stesso: devi capire che cosa devi fare per restare ad alto livello. A 32 anni forse non hai più voglia o è più difficile ma il meccanismo non cambia». Lei nuota ancora tutti i giorni? «Per carità, no. Solo quando ho bisogno una pausa, quando voglio quiete e calma, non ne ho molta, ho tre figli. Ma quando sono stanco, non sono lucido, ho una brutta giornata, allora mi tuffo e ritrovo il mio spazio. Ho capito come prendermi cura di me stesso». Da nuotatore non lo faceva? «Mi piace chi sono oggi. Mi sono concesso molto svago e non l'ho mai avuto prima, non mi manca certo l'allenamento e nemmeno l'adrenalina della competizione o l'agonismo. Cerco di insegnare ai miei figli tutto quello che posso». Da atleta avrebbe affrontato l'Olimpiade in pieno Covid? «Ho avuto paura che la annullassero, so quanto sacrificio ci vuole per arrivare qui e sono certo che chiunque sia disposto a sopportare qualsiasi protocollo sanitario pur di portare avanti il proprio sogno. C'è sempre un ragazzino che non ha paura di immaginarsi campione e spiazza tutti». Non si sarebbe sentito sopraffatto dalle incognite? «Una cosa che mi sono sempre ripetuto, in ogni competizione, è "che cosa posso controllare". Se puoi elencare tutto quello che è davvero in tuo potere stai dando a te stesso la migliore chance di raggiungere il tuo obbiettivo e togliendoti la responsabilità per tutto quello che non puoi gestire... meno di quanto si pensi». Tokyo sembra imprevedibile. Un tunisino di 18 anni ha vinto i 400 sl. «Incredibile, sì. Questo Hafnaoui ha tolto... quanto? Cinque secondi al personale? È un'Olimpiade unica, è la prima volta in cui chiunque si sia qualificato per la finale può salire sul podio, sono saltati gli schemi: si tratta di prendere il toro per le corna e cavalcarlo. Che cosa si aspetta di vedere in questa Olimpiade? «Tifo e seguo ogni americano, però sono interessato anche ad altri atleti. Adam Peaty, per esempio, non è solo pazzesco, è anche matto. Ha i 16 migliori tempi al mondo nei 100 rana, cioè li ha spinti praticamente ogni volta come se non li dovesse fare più e li stravolge, li perfeziona. Mi appassiona». Quale sua gara riguarda più spesso? «I 100 farfalla di Pechino, ma io passo una gran quantità di tempo a rivedere tutti i miei video, ancora analizzo ogni sequenza. Per molto tempo il nuoto è stato tutto quello che ho conosciuto». Miglior reazione dopo un successo«A Roma, era tutto bellissimo in quell'estate e ho veramente usato le braccia come fossero ali, poi mi sono agitato, ho alzato schiuma: festa in acqua. Ero al massimo». I suoi record di medaglie, 23 ori, sono battibili? «Il tempo ce lo dirà, sono sicuro che c'è qualcuno là fuori che sta pensando voglio più medaglie di Phelps». --© RIPRODUZIONE RISERVATA