«Nido addio, è anche colpa del Comune»

MONTALTO DORA Durante il consiglio comunale di mercoledì scorso, riunito nella sala consiliare è andata in scena la protesta della ventina di genitori che a Montalto Dora si sono improvvisamente trovati senza il servizio dell'asilo nido per i loro figlioletti, cancellato, a partire dal prossimo anno scolastico, dall'amministrazione comunale per mancanza di fondi nella spesa corrente. Per consentire la discussione il sindaco Renzo Galletto ha di fatto trasformato la seduta in un consesso aperto, anticipando il punto all'ordine del giorno che prevedeva l'approvazione della delibera concernente il nido, propedeutica alla stipula dell'accordo con il Comune di Ivrea, che assorbirà i bambini di Montalto spalmandoli nei quattro nidi della città, e dando loro la priorità.«Anzi - ha reso noto Galletto -. I bambini di due anni che possono essere iscritti alla sezione primavera dell'asilo di Sant'Antonio, pagheranno una retta inferiore rispetto a quella versata a Montalto, mentre per i più piccoli prevederemo delle integrazioni, ovviamente in base all'Isee. Ricordo inoltre che non è corretto parlare di chiusura del nido, ma di un cambio di destinazione, in una logica di città diffusa che si rivelerà utile anche per altri servizi, quali ad esempio la polizia municipale. L'unica strada che nei fatti avevamo per mantenere l'asilo a Montalto era quella di aumentare le tasse, oppure la retta del nido. Ma io devo fare gli interessi di tutta la comunità». «Lottiamo perché si tratta di un servizio fondamentale - ha detto Teresa Layla Pedrotta, rappresentante dei genitori e del collettivo che si è formato per la protesta - per il quale l'amministrazione avrebbe dovuto spendersi maggiormente, e soprattutto farlo coinvolgendo fin da subito i genitori e le forze di minoranza. Se gli amministratori nella redazione del bilancio di previsione erano a conoscenza delle mancate entrate di 120 mila euro derivanti dal canone di concessione della cava, che ha chiuso, si potevano valutare altre opzioni, anche di carattere temporaneo in attesa dei fondi che dovrebbero poi arrivare dal Piano di resilienza. Quello che invece emerge chiaramente è che il Comune ha fatto di tutto per mantenere la notizia nascosta, senza dare possibilità all'intero paese di attivarsi per trovare congiuntamente una soluzione: 60.000 euro (il costo di gestione del nido) sono una cifra importante, ma non irraggiungibile con il giusto preavviso. Forse non avrebbe portato ai risultati sperati, ma avremmo chiuso sapendo di aver fatto ogni sforzo possibile per garantire la continuità». Se il sindaco, ha continuato Pedrotta, «è davvero convinto di poter rimpinguare le casse comunali con i selfie scattati da una panchina gigante, lo ammiriamo per la sua audacia, ma senza i servizi essenziali presenti sul territorio quali i servizi per l'infanzia, le famiglie migreranno verso altri Comuni, e l'Imu che alla fine davvero sostenta le entrate comunali si andrà assottigliando sempre di più. Le scuole si spopoleranno e saremo costretti a mantenere edifici vuoti, come nel caso del nido ristrutturato a settembre per poi chiuderlo a luglio». E improntata al pessimismo è stata anche l'osservazione del capogruppo di minoranza Massimo Stellato, che ha espresso voto contrario alla delibera: «Alla fine questo asilo non riaprirà più. Sono stati fatti investimenti in una struttura - ha ricordato Stellato - che ora resta chiusa. Anche se va sottolineato l'impegno dell'amministrazione per la ricerca di soluzioni alternative». Una ricerca attraverso indagini di mercato e incontri con i Comuni vicini, che era cominciata 8 mesi fa e che ha visto impegnati il sindaco, l'assessore all'istruzione Sara Baldi e la funzionaria Domenica Vittonatti. Le varie fasi sono state ripercorsi nella discussione in consiglio fino all'accordo con Ivrea. Che per Galletto «non era così scontato». --Lydia Massia